Allegoria della ricchezza, Allegoria del lavoro

Prezzo: N.D.
Ars Antiqua srl
Via Pisacane, 55
Milano
Italy
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Epoca:

Ambito veneto, fine XVI secolo

Dimensioni:

Olio su tela, cm 45 x 46 – cornice cm 63,5 x 64

Ubicazione:

Via Pisacane, 55
Milano () Italy

Descrizione

Ambito veneto, fine XVI secolo
Allegoria della ricchezza, allegoria del lavoro
Olio su tela, cm 45x 46 – cornice cm 63,5 x 64

Le tele in esame sono databili alla fine del XVI secolo e rappresentano rispettivamente l’Allegoria della ricchezza e l’Allegoria del lavoro. Nella prima è ritratto in primo piano un uomo avanti negli anni, vestito con una sontuosa pelliccia di ermellino e uno sgargiante abito rosso con elementi dorati, intento a ammirare la sua ricchezza, esemplificata da un baule in legno contenente moltissime monete. Attorno a lui sono visibili altri oggetti preziosi e alle sue palle una figura femminile, che gli porge sul capo una corona d’alloro, mentre tra le braccia trattiene altre preziosità. Costei può essere identificata come la personificazione della ricchezza e dell’abbondanza o altresì con la dea Giunone, vista la presenza all’estrema sinistra del quadro di un pavone, suo animale sacro. Allo stesso tempo, in ambito allegorico, l’animale può essere letto come simbolo di vanità, che spesso accompagna la ricchezza. Sullo sfondo si può notare la vibrante vita tipica delle città di mare, con alcune navi ormeggiate nel porto, i soldati per le strade e innumerevoli cittadini affacciati alle finestre dei palazzi. Le architetture rappresentate non sembrano una fedele riproduzione di città reali, quanto più una creazione della fantasia del pittore, che pare fondere tra loro l’architettura del Cinquecento italiano, con riferimenti classici e elementi nordici.
Nella seconda tela invece è raffigurato un artigiano, come si evince dalla presenza di una lunga sega, del martello appoggiato sull’incudine, di un compasso; non mancano però un libro, una penna, un calamaio, una bussola e un mappamondo, quasi a significare l’importanza strategica del lavoro che l’uomo è chiamato a eseguire. Accanto a lui infatti è assiso il dio Marte, con una dorata corazza, un elmo, uno scudo e una lunga lancia al quale è legato un drappo rosso. Il dio della guerra sembra fornire delle istruzioni all’artigiano, in attesa che vengano pronte le nuove armi richieste. Il dialogo tra i due non avviene però all’interno di una fucina come ci si potrebbe aspettare, ma in un semplice villaggio rurale, con modeste case di legno e paglia. Anche in questo caso è possibile notare una commistione tra due culture differenti, quella nordica, forse fiamminga, che emerge nella resa del paesaggio, e quella italiana, evidente soprattutto nell’iconografia del dio Marte, che sembra ricalcare, negli abiti e nelle cromie, coeve raffigurazioni di San Michele o altri santi in armi, come S. Alessandro. È pertanto possibile che le due tele siano opera di un pittore d’origini transalpine, stabilitosi in ambito Veneto, più sensibile di altre regioni della Penisola alla resa nordica del paesaggio e in cui lo studio del colore aveva raggiunto vette importanti, ampiamente celebrate dagli artisti del nord Europa.

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