Scultura nel Settecento

Agli inizi del settecento la scultura perde quel ruolo di protagonista che aveva mantenuto nel secolo precedente. Nel periodo rococò si preferiscono statue di dimensione ridotte, e, al marmo, si preferisce il morbido stucco bianco più plasmabile e quindi più adatto alle minute decorazioni degli ambienti interni. Soprattutto si riscopre la porcellana che presto diventa oggetto di culto nelle corti e nei palazzi dell’alta aristocrazia di tutta Europa.

La porcellana importata dalla Cina si era diffusa in occidente sin dalla fine del 500, ma per il suo alto costo era considerata genere di gran lusso e quindi appannaggio dei sovrani. Nei primi anni del secolo XVIII un giovane alchimista tedesco scopre una formula per ottenere una porcellana molto simile per durezza e trasparenza a quella cinese. Ben presto sorge “La manifattura reale di porcellane di Meissen”. All’inizio la fabbrica produce solo cineserie secondo la moda del tempo, poi pian piano allarga la gamma dei soggetti realizzando vedute di città portuali, scene di battaglie, composizioni floreali, statuine con gruppi mitologici o damine e cavalieri in pose galanti.

Dopo Meissen le corti europee fanno a gara per avere una propria manifattura e creare pezzi sempre più preziosi e unici. Sorgono fabbriche di porcellane a Vienna, Londra, S Pietroburgo e alla corte di Napoli.

In Francia Etienne Maurice Falconet, uno dei più famosi scultori di inizio secolo, è chiamato a dirigere ”La fabbrica delle porcellane di Sèvres” nel 1757.
La porcellana di Sèvres diviene famosa per l’uso dei colori brillanti e dell’oro usato a profusione nei servizi da tavola, da tè e caffè di cui Luigi XV è un fanatico collezionista.

Nel 1766 Falconet si reca in Russia chiamato da Caterina II per la quale realizza, tra l’altro, una enorme statua equestre di Pietro il Grande.
La scultura del settecento raggiunge il suo apice con Antonio Canova in periodo neo-classico. Canova realizza prevalentemente sculture di soggetto mitologico di grande grazia ed equilibrio dove il marmo, fortemente levigato, sembra ammorbidirsi fino ad assumere il carattere dell’incarnato. Egli condivide le teorie neo-classiche di Winkellmann e Mengs eseguendo opere di grande perfezione formale anche se prive di coinvolgimento emozionale. Canova esegue anche per Napoleone busti ritratto e sculture per i membri della sua famiglia. Però è ancora lui che, nel 1815, si reca personalmente a Parigi per cercare di recuperare le opere d’arte italiane predate dalle armate napoleoniche.