Betsabea al bagno, Giuseppe Bartolomeo Chiari (Roma 1654 – 1727) e bottega

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Epoca:

Fine Seicento/Inizio Settecento

Dimensioni:

Dimensioni con cornice dell'epoca: 56 x 48 cm

Ubicazione:

Viale Giovanni Prati, 39
Riva del Garda, (Trento) Italy

Descrizione

Giuseppe Bartolomeo Chiari (Roma 1654–1727) e bottega

Betsabea al bagno, con le ancelle, e Re Davide affacciato alla finestra nello sfondo

Provenienza: Scuola romana, primi ‘700
Tecnica pittorica: olio su tavola
Dimensioni tela: 40 x 32 cm.
Dimensioni con cornice dell’epoca: 56 x 48 cm.

Dettagli completi https://www.antichitacastelbarco.it/it/prodotto/betsabea-al-bagno

Dedichiamo questo eccellente dipinto, che abbiamo appena avuto il privilegio di scoprire, agli estimatori della pittura del primo Settecento romano. Si tratta di un tipico dipinto della bottega di Giuseppe Bartolomeo Chiari (Roma 1654–1727), raffigurante l’episodio biblico di Betsabea al bagno che, attorniata dalle sue ancelle, viene sorpresa ed ammirata da Re Davide, affacciato alla finestra del proprio palazzo.

Come narrato nel Secondo libro di Samuele, Betsabea è la giovane ed affascinante fanciulla di cui invaghì il re Davide, nonostante sapesse fosse già sposata con Amniel, uno dei suoi più valorosi soldati; è colta nell’atto di pettinarsi i capelli, seminuda e coperta solo da un drappo chiaro, che ne enfatizza la bellezza del candido incarnato. La donna è affiancata da due ancelle che la assistono porgendole uno specchio, nel quale la si vede riflessa, e dei panni per asciugarsi. La scena è ambientata all’interno del giardino del sontuoso palazzo reale, da una terrazza del quale lo stesso Re David osserva ammirato la bella Betsabea, facendo di lei prima la sua amante, e poi sposandola.

L’opera, di particolare bellezza e qualità pittorica, è una tipica composizione del maestro romano Giuseppe Bartolomeo Chiari, che predilesse questo soggetto biblico dipingendolo più volte: la tela mostra un equilibrio misurato e un maestoso classicismo, ma allo stesso tempo mostra anche l’influenza dello stile rococò nei dettagli, con influenze di gusto francese.
Evidenti sono gli influssi assorbiti da Carlo Maratti, di cui fu allievo a Roma; nel 1713 alla morte del maestro, ne divenne il suo erede ufficiale, sia in termini di corrispondenza nei modi pittorici, sia per il successo tra i grandi collezionisti romani. Già molto apprezzato intorno alla fine del Seicento, la fama di Giuseppe Bartolomeo Chiari ebbe il suo apice ad inizio Settecento, affermandosi come pittore delle più influenti famiglie romane. Si possono menzionare le prestigiose commissioni che ottenne dai Barberini (due affreschi del soffitto raffiguranti il Carro del sole e La nascita di Pindaro nel loro palazzo) e dai Colonna (un soffitto con l’apoteosi di Marcantonio II Colonna).

E’ possibile confrontare il presente dipinto con la Betsabea al bagno, conservata a New York al Metropolitan Museum of Art (vedi dettagli), con Giuditta con la tresta di Oloferne, firmato e datato 1712 del Museo di Roma, o con l’Adorazione dei Magi nella Gemäldegalerie di Dresda (firmata e datata 1714) e il Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto presso Greenville (Bob Jones University Art Gallery and Museum)

Giuseppe Bartolomeo Chiari (Roma, 10 marzo 1654 – Roma, 8 settembre 1727) è stato un pittore italiano.
Allievo prediletto di Carlo Maratta, fu uno dei più caratteristici artisti della Roma di inizio XVIII secolo. Nel terzo decennio del secolo il suo prestigio lo portò ad assumere la carica di principe dell’Accademia di San Luca. Lavorò a Palazzo Barberini (fu Giovan Pietro Bellori a suggerirgli di ispirarsi alla celebre Aurora di Guido Reni nel casino Pallavicini), a Palazzo Colonna, a San Silvestro in Capite, a Palazzo Spada.
Chiari raggiunse l’apice della fama durante il pontificato di Clemente XI (1700 – 1721): in quegli anni fu affiancato al maestro Carlo Maratta nella preparazione dei cartoni per i mosaici delle navate laterali della Basilica di San Pietro, gli fu commissionato l’ovale con il profeta Abdia per S. Giovanni in Laterano e fu incaricato di dipingere la Gloria di San Clemente per la basilica omonima.

Ottime condizioni di conservazione.

Elegante cornice in legno dorato dell’epoca.

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