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Epoca

XVI secolo

Misure

cm 218 x 160 – con cornice cm 225 x 168

Descrizione

Ambito di Giovanni Busi, detto il Cariani (Venezia, 1485/90 – post 1547)
Cristo e la Samaritana al pozzo
Olio su tela, cm 218 x 160 – con cornice cm 225 x 168
Perizia Prof. Maurizio Marini

Il dipinto in esame raffigura Cristo presso alcuni sepolcri entro un contesto architettonico classicista nell’atto di benedire la Maddalena inginocchiata di fronte a lui, riconoscibile dal vaso con gli unguenti utilizzati per purificare il corpo di Gesù. Alla destra dei due protagonisti vi sono altre due figure che assistono alla scena, parlottando fra loro del miracolo a cui assistono, mentre sullo sfondo si osservano una città fortificata, Gerusalemme, e un corteo funebre; infine si scorge un gregge di pecore con il loro pastore intente ad abbeverarsi alla sorgente. La complessa struttura iconografica si trasfigura nell’interpretazione dell’episodio come un exemplum di redenzione: il corteo potrebbe alludere sia alla sepoltura di Cristo che a quella del committente della tela; la Maddalena, che si prende cura del corpo di Cristo, che in un primo momento non aveva riconosciuto, rappresenta una premessa alla resurrezione – la mano benedicente si staglia difatti sopra un avello vuoto; infine, alle spalle della donna vi è il gruppo che allude all’amore mercenario, dal quale la fede in Gesù Cristo aveva redento anche la Maddalena, prova di un’ulteriore forma di resurrezione. Il formato dell’opera permette di asserire come essa fosse destinata a divenire una pala d’altare presso una cappella privata di qualche ricco committente, come anche la visione dal sotto in su determina la prospettiva dalla quale doveva essere contemplata la tela. Questa è da considerarsi di mano di un artista vicino a Giovanni Busi, detto il Cariani, artista veneziano vissuto a cavallo fra XV e XVI secolo, in seno al fecondo periodo della rivoluzione cromatica attuata nel contesto pittorico lagunare da Giorgione. Cariani operò anche a Bergamo tra il 1518 e il 1524, impegnato dalla famiglia Roncalli nella decorazione del loro palazzo, e forse ancora tra il 1528 e il 1530. Si formò però a Venezia nei primi anni del secolo, risentendo dell’influsso di Bellini e di Palma il Vecchio. Intorno al 1515 Cariani andò mutando indirizzo, orientandosi verso Giorgione, Sebastiano del Piombo e il giovane Tiziano, pur senza rinunciare alla vastità d’impianto compositivo ripreso da Palma. La prima opera datata pervenutaci è la tela intitolata Sette ritratti della Famiglia Albani o Cortigiani e cortigiane (Bergamo, collezione Roncalli) del 1519, termine di confronto anche per la tela in esame, in particolare per quanto concerne la datazione e la fisionomia dei ritratti femminili, che il Prof. Marini mette in relazione proprio con la suddetta. Il primo periodo bergamasco fu per il Cariani opportunità di entrare in contatto con la pittura lombarda: dopo la Resurrezione del 1520 (Milano, Brera), dove derivò dal Moretto il particolare luminismo, affinò la propria sensibilità secondo la lezione di Lotto nella contemporanea Madonna col donatore dell’Accademia Carrara (1520), mentre nella serie di ritratti rivelò l’influsso del Romanino per gli estrosi effetti cromatici. La tela in esame si inserisce in questo contesto, dove dominano gli accenni atmosferici giorgioneschi che connotano lo sfondo paesaggistico, in cui peraltro la definizione dei gruppi arborei costituisce un’analisi dal vero che precorre soluzioni del Seicento bolognese, dai Carracci a Domenichino, e lombardo. Dopo il 1524, con il ritorno a Venezia, Cariani si accostò di nuovo al suo maestro, Palma, si vedano la Visitazione del Kunsthistorisches Museum di Vienna e l’Adorazione ora alla Gemaldegalerie di Berlino, e su questa via continuò senza ulteriori notevoli cambiamenti per tutto l’ultimo ventennio della sua attività.

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