Dipinto del XIX secolo raffigurante la Partenza dei Garibaldini da Quarto

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Epoca:

XIX secolo

Dimensioni:

Olio su tela, cm 96 x 140

Ubicazione:

Via C.Pisacane, 55
Milano () Italia

Descrizione

XIX secolo
La partenza dei Garibaldini da Quarto
Olio su tela, cm 96 x 140

Il dipinto raffigura la celebre partenza dei Mille dalla località di Quarto in provincia di Genova, come si evince dalla veduta del golfo e dall’edificio sulla destra della raffigurazione, ovvero la chiesa di San Giovanni Battista, già adibita ad ospedale psichiatrico e a pastificio, demolita nel 1915, anno in cui fu inaugurato il monumento con il discorso ufficiale di Gabriele D’Annunzio. Il concorso per aggiudicarsi la commissione della realizzazione della statua commemorativa della spedizione dei Mille ebbe una storia travagliata: era il 1909 quando i Comuni di Genova e Quarto al mare indirono una gara per erigere un monumento a Garibaldi sullo scoglio da cui partì la spedizione dei mille. L’intenzione era quella di celebrare anche i partecipanti alla spedizione e non solo il loro “comandante”. Furono presentati 63 progetti e tra questi venne premiata l’idea di Eugenio Baroni: un gruppo bronzeo composto da dodici figure sormontate da un’esile vittoria che tende verso Garibaldi, con un gesto delle braccia a corona, il monumento vuole rappresentare gli eroi che risorgono e suggerisce l’idea di organicità.
La Spedizione dei Mille fu uno degli episodi cruciali del Risorgimento. Avvenne nel 1860 quando un migliaio di volontari, al comando di Giuseppe Garibaldi partì nella notte tra il 5 e il 6 maggio da Quarto, all’epoca territorio del Regno di Sardegna, alla volta della Sicilia, facente parte del Regno delle Due Sicilie. Lo scopo della spedizione fu di appoggiare le rivolte scoppiate nell’isola nei mesi precedenti e rovesciare il governo borbonico. I volontari sbarcarono l’11 maggio presso Marsala e, grazie al contributo di volontari meridionali e allo sbarco di altre spedizioni garibaldine, aumentarono di numero, creando l’Esercito meridionale, il quale successivamente si mosse verso nord alla volta di Napoli. Dopo una serie di battaglie vittoriose contro l’Esercito borbonico, i volontari garibaldini riuscirono a conquistare tutto il Regno delle Due Sicilie, permettendone l’annessione al nascente Regno d’Italia. Fu nel 1854 Mazzini a prospettare a Garibaldi, allora di ritorno dall’America con un carico di carbone, l’idea di una spedizione in Sicilia e tale idea fu successivamente ripresa dagli stessi siciliani. Sarebbe stato Francesco Crispi, nel 1859, a pensare però concretamente a una spedizione in Sicilia per aiutare la sollevazione popolare antiborbonica nell’isola e avrebbe avuto anche un ruolo importante nel convincere Garibaldi a intraprendere la spedizione e a fugare gli ultimi dubbi sorti due giorni prima della partenza, a causa dei pericoli prospettati da alcuni fedeli del generale sulla difficoltà dell’impresa, che avrebbe potuto concludersi male come nei casi di Gioacchino Murat, Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera. Il corpo di spedizione era composto da 1089 uomini, da cui l’appellativo con cui passarono alla storia. I Mille provenivano prevalentemente dalle regioni centro-settentrionali e tra essi non c’erano solo italiani, ma anche volontari stranieri. La provincia di Bergamo era quella che contava il numero maggiore di uomini rispetto alle altre e, in virtù di questo contributo, è ancora oggi soprannominata la “città dei Mille”. Nella notte fra il 5 e 6 maggio, sotto il comando di Bixio, un gruppo di garibaldini si impadronì delle due navi – Piemonte e Lombardo – simulando, come da accordi, il furto, sorvegliati in ciò dalle autorità piemontesi e la spedizione salpò finalmente la mattina all’alba dallo scoglio di Quarto.
I Mille prelevarono munizioni da Talamone e, sbarcati a Marsala l’11 maggio, giunsero a Salemi dove Garibaldi assunse la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II e decretò la coscrizione obbligatoria. Sconfitte le truppe borboniche a Calatafimi, i garibaldini raggiunsero e occuparono Palermo Frattanto Cavour, dopo i primi successi di Garibaldi, da una parte tenne a bada la diplomazia europea, dall’altra accelerò l’invio di soccorsi in Sicilia, premendo però per la proclamazione dell’annessione al regno di Vittorio Emanuele. Caduta Palermo, re Francesco II promise una Costituzione a Napoli e l’autonomia alla Sicilia e inviò una missione a Torino per un’alleanza con il Piemonte. Ma Garibaldi vinse ancora a Milazzo (20 luglio) e cacciò i borbonici da quasi tutta l’isola; varcato quindi lo stretto, mentre l’esercito borbonico si dissolveva e la Basilicata e la Calabria insorgevano, avanzò verso Napoli dove entrò il 7 settembre. Cavour, che vedeva scosso il prestigio della monarchia dal compimento dell’unità per opera delle sole forze garibaldine, decise l’intervento regio: l’esercito piemontese invase le Marche e l’Umbria ed entrò nel Regno di Napoli dagli Abruzzi. La battaglia decisiva avvenne sul Volturno. Il 26 ottobre Garibaldi incontrò il re a Teano, entrò quindi con lui a Napoli e depose nelle sue mani la ditta

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