Ernesto Fontana (1837 – 1918), Trionfo di Eleonora d’Arborea

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Epoca:

XIX secolo

Dimensioni:

Olio su tela, cm 58 x 64 - con cornice cm 78 x 82

Ubicazione:

Via C.Pisacane, 55
Milano () Italia

Descrizione

Ernesto Fontana (Milano, 1837 – Cureglia, Canton Ticino, 1918)
Trionfo di Eleonora d’Arborea
Olio su tela, cm 58 x 64 – con cornice cm 78 x 82
Firmato in basso a sinistra “E.Fontana”

Ernesto Fontana, raffinato pittore milanese, frequenta le lezioni di Bertini e di Francesco Heyez presso l’Accademia di Brera fino al 1863, vincendo nel 1860 il Premio Canonica per la pittura, con un soggetto storico: Gerolamo Morone, viene arrestato in Novara (Milano, Accademia di Brera). Assieme ai compagni di studio Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Filippo Carcano e Mosè Bianchi si dedica alla pittura di genere, di gusto letterario, al ritratto, alla pittura di costume e orientalista. Numerosi sono gli esempi di questa iniziale produzione, come Maria Stuarda ai piedi di Elisabetta d’Inghilterra nel parco di Forteringa (British Museum, Londra), esposto a Milano nel 1872, Ritratto di giovine signora e Odalisca, accolti dal pubblico con grande successo e che oggi si trovano nella Galleria d’Arte Contemporanea del Castello Sforzesco, contribuendo a dargli grande fama. Il Fontana tuttavia si trova a maggior agio nella pittura di genere, vicino come gusto, e anche legato d’amicizia, ai fratelli Induno, veri iniziatori della pittura di stampo aneddotico. Fontana riprende poi dalla Scapigliatura gli atteggiamenti sentimentalistici che tradusse nei soggetti dei suoi quadri in tono leggero e di facile divulgazione: dotato di una certa abilità tecnica, si dedica soprattutto a dipingere aggraziate e maliziose figure femminili, alle quali deve per gran parte la sua popolarità sullo scorcio del secolo (si veda Dolore alla Carrara di Bergamo). Numerose sono le opere appartenenti alle più importanti famiglie nobili lombarde come i Visconti di Modrone, gli Armani, i Durini, i Chiesa, gli Erba-Borghi e rimangono di lui parecchi affreschi allegorici nei quali alla maestria del disegno e del colore è congiunto un puro sentimento di poesia. Soprattutto nella decorazione a fresco di chiese e palazzi patrizi lombardi si ricorda la sua maestria: si vedano, in particolare, gli affreschi di alcuni ambienti di Villa Olmo a Como, di proprietà dei duchi Visconti di Modrone. Per questa dimora Fontana dipinse il soffitto della stanza da letto con un soggetto allegorico (La Fortuna contornata da ancelle e putti nascenti dal mare) e il cielo del teatrino, costruito nel 1883, con una Dea e putti musicanti in atto di sfogliare un grande libro di musica, rivisitazione della tradizione decorativa barocca nel solco dell’ispirazione eclettica delle imprese decorative dell’atelier dei Bertini. Nel 1870 espose alla Società promotrice di belle arti di Torino il quadro Civetteria (catal., p. 15), attualmente presso la Galleria d’Arte Moderna Marangoni di Udine; nel 1872 partecipò alla II Esposizione nazionale di belle arti dell’Accademia di Brera con le opere Civetteria e ancora Un ricordo del padre confessore. Nel 1873 la sua tela dal titolo Una lezione d’amore (Milano, Galleria d’Arte Moderna) fu assegnata dalla Società promotrice di belle arti al Comune di Milano. L’opera in esame, un grazioso bozzetto, rientra nella fase di ideazione progettuale di Fontana e riprende uno dei tempi impiegati nelle sue produzioni ad affresco per la decorazione dei palazzi nobiliari, raffigurando il Trionfo allegorico di Eleonora d’Arborea, giudicessa della regione della Sardegna centro-occidentale durante il Medioevo, e ricordata per l’aggiornamento della Carta de Logu, raccolta di leggi del Giudicato d’Arborea, con la quale è ritratta nel bozzetto, come si osserva dal libro aperto al suo fianco. La regina nacque in Catalogna, terra di origine della madre, ma ben presto si traferì a Oristano, nei domini del padre Mariano IV de Serra Bas. La donna sposò Brancaleone Doria, appartenente all’influente casato genovese, di modo da congiungere le due casate e unirne i possedimenti già vasti. La scomparsa del fratello a causa di una congiura che portò alla morte dei discendenti, pose il problema della successione dinastica, pertanto Eleonora propose come erede al trono il suo giovane figlio, per cui tenne la reggenza sino alla maggiore età.

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