Prezzo: N.D.
Francesco Turrini Antiquariato
Via della Sorgente n.40
Casola Valsenio (IT)
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Epoca

1903-1908

Misure

Altezza: 110 cm. Larghezza: 40 cm. circa. Profondità: 35 cm. circa.

Descrizione

Grande e importante vaso biansato in maiolica a “gran fuoco”. Manifattura: Fabbriche Riunite di Ceramica, Faenza, 1903-1910.

Il vaso riprende la forma del cratere classico, con corpo a campana, poggiante su alto piede svasato e dotato di due prese laterali serpentiformi, con attacchi alla parete a mascheroni plastici. La decorazione si incentra sulla “raffaellesca”, qui condotta in maniera dinamica ed eccentrica, con uso di un vario repertorio complementare (girali, delfini, clipei contenenti busti di foggia neoclassica, sorprendenti  arpie dal  volto virile e barbuto, motivi vegetali sul piede e mascheroni  che affiancano putti alati sorretti da grifi sui fianchi). Su entrambi i lati del vaso, una riserva incorniciata “all’antica” ospita ciascuna un dipinto: da una parte è raffigurata una Venere che nasce dalle spume delle onde, dall’altra è dipinto un paesaggio montano, quest’ultimo opera indiscutibile, anche se non firmata, di Tomaso Dal Pozzo, detto “Tobe” (Faenza, 1862-1906), probabilmente il miglior pittore su maiolica del periodo, nonché primo direttore artistico della fornace, ruolo che ricoprirà sino alla sua prematura scomparsa. Sia nella forma, di salda e classica eleganza, che nella decorazione, fantasiosa ed eterogenea, il vaso ricorda i migliori prodotti usciti dalla fabbrica fondata da Achille Farina a fine del XIX secolo. Da notare, altresì che pezzi tanto monumentali, per la cui difficoltosa realizzazione occorrevano i migliori talenti artistici e tecnici presenti in fabbrica, erano solitamente destinati a far bella mostra di sé nelle mostre nazionali e internazionali o nelle fiere campionarie.

Per quanto concerne la manifattura, la “Fabbriche Riunite di Ceramica” cominciò la produzione nel 1903-1904, raccogliendo a sé le migliori maestranze fuoriuscite dalle storiche fornaci Ferniani e Farina, dopo la loro definitiva chiusura. Come già ricordato, il primo direttore fu Tomaso Dal Pozzo. Alla sua morte, gli successe Achille Calzi. Nel 1908, mutò la denominazione in “Società Ceramiche Faentine”. Cessò definitivamente l’attività nel 1910.

Buono lo stato di conservazione. Restauro ad uno dei due manici (quello a sinistra, come da foto). In alcune porzioni del manufatto, è riscontrabile sullo smalto quel difetto di cottura comunemente denominato a  “buccia d’arancia” (o “buccia di limone”), che, qualora dovesse risultare ostativo alla soddisfacente fruizione dell’oggetto da parte dell’eventuale acquirente, è facilmente eliminabile in fase di restauro.

Provenienza: Collezione Privata di famiglia faentina.

Si rilascia certificazione di autenticità e di lecita provenienza a norma di legge.

Approfondimenti
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