I Giudei tentando di lapidare Cristo, XVII secolo, Ambito di Palma il Giovane (1548/50 ca. – 1628)

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Epoca:

XVII secolo, Ambito di Palma il Giovane (1548/50 ca. – 1628)

Dimensioni:

Olio su rame, cm 51 x 37

Ubicazione:

Via C.Pisacane, 55
Milano () Italia

Descrizione

XVII secolo
Ambito di Palma il Giovane (Venezia, 1548/50 ca. – ivi, 1628)
I Giudei tentando di lapidare Cristo
Olio su rame, cm 51 x 37; cornice 64 x 53

La tentata lapidazione di Cristo, episodio raro nell’iconografia cristologica, viene narrata nel Vangelo secondo Giovanni (Gv. 8,31-59). Il serrato scambio di battute tra Gesù e i Giudei presenti, vertente sulla discendenza da Abramo del Figlio, scatena l’ira degli uditori quando Gesù afferma di avere visto lo stesso Abramo, che questi attendesse con gioia il giorno della Sua venuta e che Egli esisteva ancora prima del profeta.
Nel presente rame si dipinge l’istante in cui i Giudei desistono dall’ascoltare Gesù e muovono, incoraggiandosi, a lapidarlo. La sottile luce diffusa e il pacato richiamo classicista nella composizione dell’opera, giocata su un’attenta costruzione di linee prospettiche, denunciano l’ambito di appartenenza dell’artista a quello di Palma il Giovane (Jacopo Negretti, detto, 1548/50-1628). Si raffronti in particolar modo il gentile formalismo del presente con quello che permea la Deposizione di Cristo delle collezioni dell’Accademia Carrara, eseguita dal Negretti. Un morbido linearismo accomuna i due dipinti, suggerendo rimandi coloristi tipicamente veneti negli abiti binati di Giudei e Cristo e nel cortese fondale architettonico.
Il Negretti, la famiglia del quale aveva già annoverato i geni artistici di Palma il Vecchio e di Bonifacio de’ Pitati, si discostò dalla tradizionale formazione artistica veneziana grazie all’opportunità estesagli da Guidobaldo II della Rovere, duca di Urbino, di soggiornare a Roma per quattro anni, al seguito del proprio ambasciatore. La conoscenza diretta dei modelli dall’antico permise all’artista di maturare una personale resa figurativa, riallineata parzialmente a quella veneziana quando tornò in città, forse al seguito di Tiziano. L’eredità artistica di Tiziano, raccolta a piene mani, consentì al Negretti un innovativo confronto con gli artisti frequentati durante gli anni romani, quali Federico Zuccari allora soggiornante nella città dei dogi. La fama del Negretti sconfinò l’esteso territorio della Serenissima al seguito della partecipazione al concorso per il telero con il Paradiso della sala del Maggior Consiglio (modello oggi conservato presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano). La doppia natura veneto-romana consentì all’artista di divenire capofila indiscusso dell’arte veneto-settentrionale, eccezionale depositario di modelli artistici per le generazioni a venire.

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