Giuseppe Canella (1788 – 1847), Veduta della campagna romana con l’acquedotto Claudio

Descrizione

Le qualità pittoriche del dipinto sono straordinarie, esso risulta contraddistinto da un’atmosfera suggestiva, da una luminosità chiara e rarefatta e da un’interpretazione del paesaggio in chiave emozionale, come dimostrano le figurine e gli animali che lo abitano. L’opera è frutto dell’esperienza romana dell’autore, che lo vede viaggiare tra Roma e Napoli tra il 1838 e il 1839. Da questo soggiorno Canella riportò immagini pittoriche di grande delicatezza, come Lo spuntar dell’aurora dell’agro romano (Roma, Camera dei Deputati, cm 160 x 110), che, come la tela ora in esame di medesimo soggetto, è descritta da un cielo cangiante e aranciato, verso il cui orizzonte si staglia la strada percorsa dai viandanti solitari con in lontananza le rovine dell’Acquedotto Claudio. Sulle pagine dell'”Album” di quell’anno, Felice Turotti ne sottolineò la “naturalezza” con la quale il Canella era riuscito a trasferire su tela l’atmosfera della campagna romana. Esiste un altro dipinto con medesimo soggetto, ma con misure inferiori, conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano.
La connotazione romantica del paesaggio agreste e, soprattutto, l’accento posto sulla quotidianità delle scene spinse la critica a considerare l’artista come indiscusso caposcuola di una nuova pittura di paesaggio sulla scena artistica milanese. Formatosi sulle più innovative tendenze vedutistiche contemporanee, Giuseppe Canella aveva definito il proprio linguaggio pittorico durante un soggiorno all’estero durato oltre un decennio (1819-1832): dapprima in Spagna, in seguito a Parigi, spostandosi poi a visitare la foresta di Fontainebleau, l’Alsazia, la Normandia e infine l’Olanda. Autore di vedute spettacolari della Senna e dei boulevards parigini, molto apprezzate dal futuro re Luigi Filippo d’Orléans – che gli conferì una medaglia d’oro –, l’artista si dedicò anche all’esecuzione di marine e scorci dei canali olandesi, confrontandosi con nuovi soggetti urbani dopo il suo ritorno a Milano nel 1832. La sua serrata ricerca sul tema del paesaggio proseguì nel corso degli anni trenta dell’Ottocento, in un continuo aggiornamento sugli esempi più avanzati della pittura internazionale, da Paul Huet a Camille Corot, entrambi presenti con lo stesso Canella al Salon parigino del 1827. L’adozione di una composizione moderna ed essenziale e l’accentuazione dei valori cromatici e luministici contraddistinguono la produzione estrema del pittore, che, secondo le cronache dell’epoca, fu stroncato a Firenze da un “morbo violento” l’11 settembre 1847.
Secondo il gusto neoclassico allora dominante, le rovine degli antichi edifici, indagate con archeologica accuratezza, assumono un ruolo spesso centrale nella composizione, a sua volta animata da piccole figure di viandanti e di contadini che, nei loro tipici costumi, contribuiscono alla suggestione dei luoghi, oppure si inseriscono talvolta viaggiatori in abiti contemporanei. Il pittore veronese ebbe un ruolo fondamentale nell’aggiornamento della pittura di paesaggio lombarda del primo Ottocento. Attento conoscitore dell’arte del proprio tempo, il conte Paolo Tosio gli commissionò nel 1832 la veduta delle Tintorie di Rouen e, poco dopo, acquistò le due bellissime Vedute della Senna. Il suo esempio fu seguito da altri collezionisti bresciani, come Antonio Pitozzi e Camillo Brozzoni, che acquistarono le altre tele esposte a Milano. Caso pressoché unico nella pittura italiana del tempo, invece di raggiungere Roma, Canella scelse, come lui stesso scrive, di “ricominciare la pittura con altri principi” e di “non copiare che la natura (…) d’appresso il vero”. Accostandosi al virtuosismo descrittivo proprio della tradizione fiamminga e olandese, il pittore sembra voler catturare la variabile apparenza degli effetti determinati della luminosità atmosferica e raccontare, con altrettanta precisione, la vita quotidiana lungo i fiumi e i canali delle città nordiche. La scena, pervasa da un romantico “sentimento della natura”, appare come sospesa tra la notte e il giorno, tra le rocce scoscese e le rovine diventate ormai monumentum nella tradizione di oraziana memoria.

Dimensioni:

Olio su tela, cm 77 × 101

Ubicazione:

Via Pisacane, 55
Milano () Italy
Ars Antiqua srl

Categoria:

Dipinti '800 e '900

ArcSeller:

Ars Antiqua srl Via Pisacane, 55 Milano Italy

0229529057