Ex al cubo: l’Arte Pubblica a Roma è di marmo

Pubblicato il 13 aprile 2018

L’arte contemporanea torna ad occupare gli spazi dell’Ex Dogana di Roma: Studio Volante, la Factory di Ex Dogana, ex scalo merci ferroviario della città, ospita una mostra a cura del collettivo EX (Loredana Calvet, Silvia Marsano, Francesca Lacroce) in collaborazione con Tiziano Tancredi. Sperimentando forme assidue e non nella culla della rigenerazione urbana romana, lì dove l’arte pubblica si impegna nel coinvolgimento sociale, nell’intrattenimento scomposto e tenace, ma mai eccessivo, del quartiere San Lorenzo, il collettivo lancia Ex Voto, una riflessione che tutti gli artisti sono stati chiamati a compiere partendo dal significato religioso di questa pratica, il dono “per voto fatto”.

 

Fino al 5 maggio 2018 è possibile visitare 27 opere in mostra, 3 tavole per ogni artista: Andreco, Borondo, Ciredz, Giannì, Puxeddu, Sbagliato, Scorcucchi, Tellas ed un artista coinvolto in una residenza temporanea, Luca Grimaldi, danno la propria interpretazione della locuzione latina ex-voto.

Il vernissage di mercoledì 11 Aprile ha confermato la forza della Factory Studio Volante, sancendo una collaborazione fra gli artisti e la Factory: il White Cube allestito è infatti un omaggio alla Galleria, così come siamo abituati a pensarla, e allo spazio che ha ospitato gli artisti e continuerà ad ospitarli. Una “mostra a chilometro zero”, come è stata definita da una delle curatrici Silvia Marsano, realizzata con Apotheosi Studio, che si è occupato della grafica in mostra, ed il Collettivo EX, entrambi nati ad Ex Dogana e legati al territorio. Le opere esposte sono infatti 27 lastre di marmo ed ogni artista ha dato la propria interpretazione di ex voto su tre di queste. Il marmo non è un elemento casuale: il quartiere San Lorenzo di Roma vanta una lunga tradizione di marmorari, dovuta in particolare modo alla presenza del cimitero monumentale del Verano, complesso importante all’interno del quartiere e della capitale.

Una mostra a chilometro zero a tutti gli effetti: il materiale, le persone che vi hanno lavorato, gli artisti che sono stati ospitati, hanno cercato una simbiosi con il territorio, andando ad approfondire e reificare ancora il concetto di arte pubblica. Un’arte pubblica condivisa da tutti, applicata al territorio e rielaborata per i visitatori, che non si trovano solamente ad esperire una parete allestita all’interno di un white cube, ma condividono lo spazio di 23.000 metri cubi di Ex Dogana, scalo merci ferroviario allora, laboratorio di idee e condivisione adesso.

Due anni fa, Il Paradiso Inclinato a cura di Achille Bonitoliva, aveva celebrato il meticciato artistico e linguistico, con artisti contemporanei come come Gonzalo Borondo e Leonardo Petrucci, ma con occhio gentile verso il panorama artistico degli anni Sessanta e Settanta, di cui Roma era stata la culla. La capitale conta diversi quartieri in cui l’Arte Pubblica viene felicemente fruita, dai muri di Testaccio e Garbatella a quelli di San Basilio e Cinecittà, tuttavia in questo caso Ex voto ci mette di fronte alla consapevolezza che l’Arte può essere sempre Pubblica, basta saperla contestualizzare, ed un oggetto artistico esposto in uno spazio adeguato riesce ad incontrare tutte queste caratteristiche, evadendo lo spazio, seppur legittimo ed importante, del Museo.

 


Eleonora Rebiscini, storica dell’arte e aspirante blogger, inizia ad affacciarsi nel mercato dell’arte contemporanea.
Passatempo preferito: scattare fotografie al museo e pubblicarle su instagram con @elancora.