Palazzo Ducale di Urbino: dove nasce e si evolve un esempio di Museologia Pubblica

Pubblicato il 3 novembre 2018

Siamo stati ad Urbino e abbiamo visitato il Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro: un esempio di Museologia Classica che si è evoluta a Contemporanea.


Continuano i viaggi di NowArc alla scoperta di capolavori nascosti e luoghi già esplorati, ma che meritano un’ulteriore condivisione sulla nostra Webzine.

È questa la volta di Urbino e del suo Palazzo Ducale, costruito per volere del Duca Federico da Montefeltro che diede vita ad una vera e propria Città del Principe.

La costruzione di Palazzo Ducale inizia nel 1444 ad opera di Maso Di Bartolomeo: questo sarà l’inizio di circa un trentennio di progetti e ampliamenti del Palazzo. Si finirà nel 1472 sotto la direzione dei lavori di Francesco di Giorgio Martini.

Come se non bastasse la bellezza architettonica nella quale il visitatore viene immerso, questo luogo centenario è anche la sede della Galleria Nazionale delle Marche. È proprio grazie a questa presenza che NowArc ha deciso di inoltrarsi alla volta dei capolavori del Rinascimento Italiano.


La facciata del Palazzo Ducale.

 

Entrare fra queste mura infatti ci porta indietro nel tempo, se non altro per la presenza di opere che si trovano nei manuali di Storia dell’Arte e che hanno reso famosa la nostra storia in tutto il mondo. E ancora, impossibile non segnalare la testimonianza, rimasta quasi intatta, dello Studiolo di Federico: un luogo fatto di tarsie lignee che a livello manifatturiero e concettuale è diventato il simbolo di quella che è la nascita dello studio della Museologia all’Italiana.

In questo Palazzo infatti sono due gli elementi storici fondamentali: da una parte la presenza di capolavori del Rinascimento che segnano a livello cronologico la nascita di questo periodo d’oro della nostra storia. Dall’altra, come già accennato, la nascita di quello che da lì a qualche secolo si sarebbe chiamato Museo.


Disegno preparatorio di Annibale Carracci – Il Trionfo di Bacco e Arianna

 

Ma andiamo per ordine.

Come ogni Palazzo che si rispetti, numerosissime sono le sale destinate ad uso pubblico e privato dei suoi abitanti. È così che siamo di fronte ad un percorso fatto dagli Appartamenti della Jole, quello dei Melaranci, l’Appartamento degli Ospiti fino ad arrivare, nelle sale numerate dal 16 al 20, agli Appartamenti del Duca o Realissimo. Proprio in queste sale il pubblico si ferma ad ammirare quello che è diventato il simbolo dell’inizio dell’epoca rinascimentale: la Flagellazione di Piero della Francesca. Non è difficile ricordare questa immagine sui libri di scuola: molto spesso da questo dipinto scaturiva la spiegazione sul sistema di studi prospettici utili alla rappresentazione quanto più fedele alla realtà.

Avanzando nelle Sale della Rappresentanza continua il nostro viaggio a ritroso: è questa la stanza della Città Ideale, attribuita nel corso degli anni a diversi artisti e, attualmente, a Luciano Laurana. La città ideale ha ispirato architetti del secolo scorso, trattati di pittura, disegno, filosofi e storici. La Città Ideale non è mai stato un semplice dipinto, ma un Manifesto di un’era che indica perfezione tramutata in velleità, in senso artistico ma poi anche politico e sociale.

 

Continuiamo la nostra passeggiata, in cui l’Appartamento della Duchessa ci si presenta in tutto il suo splendore: è questa la stanza del capolavoro di Raffaello (Rafael da Urbino…), La Muta.

Chi è del settore sa che lo studio di Raffaello, dagli inizi della sua carriera fino alla fine, permette un approfondimento della storia dell’arte: un pittore eclettico che, influenzato dai Maestri che incontrava nel suo cammino, riusciva a fare proprie tutte le sue influenze. E’ così che di fronte alla Muta c’è qualcosa che ci ricorda Leonardo Da Vinci, nella posizione del soggetto e nel chiaroscuro di alcuni tratti, ma con elementi pittorici che l’Artista ha fatto propri e lo hanno reso la leggenda che è oggi.

Ultimo ma non meno importante lo Studiolo: i ritratti degli uomini illustri sopra le teste del visitatore, le tarsie lignee, elemento di eccellenza manifatturiera italiana e ancora il luogo in toto sono alla base di quello che potremmo definire oggi un proto museo. Basti pensare infatti che questo luogo era destinato alla meditazione, alla coltivazione del pensiero del Duca che sarebbe stato di ispirazione poi, nei decenni successivi, all’ideazione delle Wunderkammern.


Le tarsie lignee dello Studiolo di Federico.


Particolare dello Studiolo di Federico da Montefeltro.

 

Speriamo che questo piccolo excursus sia stato di ispirazione a tutte le persone che, per un modo o per l’altro, non sono mai riuscite a visitare uno dei luoghi più importanti del Bel Paese: l’impegno civico e la conoscenza della propria storia parte anche da queste piccole gite fuori porta.

 


Eleonora Rebiscini, storica dell’arte e aspirante blogger, inizia ad affacciarsi nel mercato dell’arte contemporanea.
Passatempo preferito: scattare fotografie al museo e pubblicarle su instagram con @elancora.