Siamo tutti Narciso: il ritratto prima di Facebook ed Instagram

Pubblicato il 20 ottobre 2018

NowArc ha deciso di concedersi una mostra di fine estate: è toccato ad Eco e Narciso, a cura di Gallerie Nazionali Barberini Corsini e MAXXI, nel cuore della Capitale.


Siamo tutti Narciso: sono passati secoli da quando Leon Battista Alberti insinuava nel De Pictura che Narciso potesse essere paragonato all’inventore della pittura, facendo riferimento alla mimesi della natura come aspirazione massima dell’arte.

Se il tema della rappresentazione di sé stessi, concretizzato oggi nell’espressione del selfie compulsivo, risulta essere più che discusso, non è sempre stato così.
Non siamo qui per parlare della tendente vanità che accomuna gran parte degli utenti di oggi: le chiacchiere sui danni inflitti dai Social Network negli ultimi dieci anni imperversano le discussioni online ed offline, non saremo noi ad aggiungere un ulteriore mattone in questo muro di opinioni.
Tuttavia ci sembra questo il modo migliore di introdurre una mostra che ha tanto sia di Moderno che di Contemporaneo, piena di contaminazioni e riferimenti extra temporali, grazie alla curatela condivisa di due grandi istituzioni della Capitale: Gallerie Nazionali Barberini Corsini e MAXXI.
I due curatori della mostra, rispettivamente Flaminia Gennari Santori, nonché direttrice delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini e Bartolomeo Pietromarchi, direttore del MAXXI Arte, dialogano fra loro nel catalogo della mostra proprio come le opere che hanno scelto di inserire nel percorso del Piano Nobile del Palazzo: le opere delle due collezioni sono in un confronto costante e diretto nelle 14 sale espositive.

È così che Guido Reni, un probabile Caravaggio, Raffaello Sanzio e Pietro Da Cortona – per citarne solo alcuni, dialogano con Luigi Ontani, Giulio Paolini, Monica Bonvicini ed altri colleghi del XX Secolo.
Il percorso si snoda in 14 sale: impossibile descriverle tutte (altrimenti vi toglieremmo il gusto di andare a vedere la mostra, allestita fino al 28 ottobre), interessante invece il tentativo di trovare molteplici chiavi di lettura (non è detto che la nostra sia quella giusta, ammesso che ce ne sia una…)

 

Gian Lorenzo Bernini – Busto di Clemente X, nell’ultima sala della mostra

 

Si tratta secondo noi di un’analisi figurativa su uno degli istinti primordiali dell’essere umano: l’auto rappresentazione. Il riflesso nello specchio come strumento di partenza per un’ analisi ed uno studio nei confronti di sé stesso: l’opera di Luigi Ontani, nel celebre e maestoso salone di Pietro da Cortona, si snoda nella forma ovale di 24 stampe fotografiche a colori su alluminio che rappresentano Le Ore. La forma ovale non è casuale: è la forma barocca dello scorrere del tempo, su cui l’intero soffitto di Pietro da Cortona è costruito.

Nella settima sala assistiamo alla visuale del ritratto Beatrice Cenci: senza inoltrarci troppo nella leggenda che vede Guido Reni come pittore che l’ha ritratta la sera prima della sua condanna a morte, di dubbia paternità, cogliamo nel significato storico di quel quadro il legame che esiste fra innocenza morale e colpevolezza temporale. La ragazza infatti, rea di aver ucciso il padre di cui era stata vittima di violenze, viene condannata a morte ed uccisa sul Ponte di Castel Sant’Angelo.

Shirit Neshat – Illusions and Mirrors

 

È in questo contesto, in cui si pone in primo piano la questione dell’emancipazione femminile, che viene inserito nel percorso un video dell’artista iraniana Shirit Neshat, Illusions & Mirrors, in cui la protagonista, Natalie Portman, si trova in una dimensione di continuo bilico. Sospesa tra sogno e realtà, ansie e paure, in paesaggi naturali aperti e subito dopo all’interno di quella che sembra una maestosa casa di proprietà, nel suo cammino incontra diverse persone, prime fra tutte lo spettro di un uomo.

Un’altra opera che ci ha colpiti è stata Bent and Fused, di Monica Bonvicini: sarà l’atmosfera alla Black Mirror che ti avvolge non appena entri nella stanza, ma la dimensione post millennial è assicurata. Un’opera concepita appositamente per la Mostra che non è collegata a nessun altro pezzo della collezione Barberini, ma che avvalora il tema del contrasto moderno – contemporaneo semplicemente per la sua posizione all’interno della Sala 12.

Monica Bonvicini – Bent and Fused

 

Come anticipato, non ci inoltriamo nella spiegazione dettagliata del percorso espositivo: la bellezza della fruizione di una mostra sta nella sua scoperta, passo dopo passo.
Quello che ci auguriamo è che esempi di collaborazioni fra istituzioni culturali importanti, sia a livello nazionale che locale, possano fungere da apripista per altre occasioni: la commistione di intenti nel mondo della cultura può solo che fare bene ai destinatari.

 


Eleonora Rebiscini, storica dell’arte e aspirante blogger, inizia ad affacciarsi nel mercato dell’arte contemporanea.
Passatempo preferito: scattare fotografie al museo e pubblicarle su instagram con @elancora.