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“Lead the public taste in art, rather than follow it” ed organizzarono l’Armory Show

Pubblicato il 14 Marzo 2019

Il 1913 è una data importante per l’arte, una data che ha cambiato l’universo dei collezionisti americani, una data che ha aperto gli occhi dei conservatori a nuove espressioni artistiche.

È nel 1913 che un gruppo di amici decise di organizzare la prima edizione dell’International Exhibition of Modern Art, che noi oggi chiamiamo Armory Show. Il 14 Dicembre 1911 Enry Fitch Taylor, Jerome Myers, Elmer Livingstone MacRae e Walt Kuhn si riunivano per parlare di arte contemporanea e di quanto sarebbe stato bello se in America ci fosse stata un’esposizione di opere nuove, progressiste, americane ed europee.

Ed è così che, tra i “se” ed i desideri, è nato il primo nucleo dell’AAPS (Association of American Painters and Sculptors), il cui scopo era quello di “indirizzare i gusti del pubblico, anzichè seguirli”.

Il primo problema fu quello di trovare una location abbastanza spaziosa: l’Armeria del 69esimo Reggimento. Il secondo fu, invece, scegliere quali opere esporre.

Per l’occasione Kuhn andò a Parigi per incontrare Marcel Duchamp ed Henri Matisse e scegliere insieme le opere da esporre durante l’Armory Show. La selezione si ridusse a tre quadri: “Nudo Blu” e “Madras Rouge” di Matisse e “Nudo che scende le scale, n. 2” di Duchamp.

Ancora non sapevano che quelle tre opere avrebbero cambiato la storia dell’arte contemporanea in America.

Il pubblico fu entusiasta, le correnti artistiche come Futurismo, Fauvismo e Cubismo lasciarono tutti a bocca aperta ed estasiarono i collezionisti dell’epoca. Eppure, la critica -e non solo- non fu altrettanto positiva, anzi. “That’s not art!” avrebbe esclamato un indignato Theodore Roosvelt.

Ma quella era arte.

Era la prima avvisaglia che l’arte stava cambiando, reagiva al clima politico e culturale, aveva abbandonato il “bello” ed i canoni estetici classici e stava compiendo un viaggio introspettivo, diverso e non sempre comprensibile a tutti.

Oggi l’Armory Show continua a portare nuove ventate artistiche a New York, con una selezione di oltre centocinquanta gallerie da tutto il mondo, comprese quelle italiane, di cui ne citiamo solo alcune.

 

GALLERIA CONTINUA, San Gimignano, qui rappresentata dall’opera “Untitled” (2017-2018) di Shilpa Gupta.

 

 

KAUFMANN REPETTO, Milano, qui rappresentata dall’opera “Friends (K is for Kegels)” (2018) di Anthea Hamilton.

 

 

 

 

 

GALLERIA MASSIMO MININI, Brescia, qui rappresentata da “Collezione di Sguardi” (2012) di Carla Accardi.

 

 

GALLERIA LORCAN O’NEILL, Roma, qui rappresentata da “Due Porte” (2016) di Rachel Whiteread.

 

 

 

 

 

P420, Bologna, qui rappresentata da “Radical Writings, Schriftzug=Atemzug 9-1-90” (1990) di Irma Blank.

 

 

 

 

 

MONTRASIO ARTE /KM0, Monza, qui rappresentata da “Untitled” (1958) di Salvatore Scarpitta.