La principessa Arianna sull’isola di Nasso, Guido Reni (Bologna, 1575 – 1642) atelier di

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Epoca:

Seicento

Dimensioni:

in cornice antica cm. 155 x 118

Ubicazione:

Viale Giovanni Prati, 39
Riva del Garda, (Trento) Italy

Descrizione

Bottega di Guido Reni (Bologna, 1575 – 1642)
Attribuito a Sebastiano Brunetti (Bologna 1610 c. – 1649 )
La principessa di Creta Arianna sull’isola di Nasso

Con expertise del Prof. Emilio Negro (Bologna)

Olio su tela, cm. 139 x 100, in cornice antica cm. 155 x 118

Dettagli dell’opera: https://www.antichitacastelbarco.it/fr/produit/la-principessa-arianna-sull-isola-di-nasso-guido-reni

Il dipinto rappresenta una complessa iconografia mitologica che raffigura un’avvenente fanciulla seduta sugli scogli di fianco ad una ninfa; entrambe sono maliziosamente discinte, la prima delle due giovani ai lunghi capelli bruni mossi dalla brezza marina e lo sguardo dolcemente svagato, caratteristico di chi si è svegliato da poco.

L’invenzione di questa rasserenante immagine deriva da un segmento del complesso dipinto di Guido Reni raffigurante Bacco e Arianna (Bologna, Pinacoteca Nazionale, in deposito alla fondazione del Monte di Bologna e Ravenna), di cui si conosce un’altra versione da taluni ritenuto parimenti autografa (Roma, Galleria dell’Accademia di San Luca) e una riproduzione a stampa incisa da Giovanni Battista Bolognini probabilmente tra il 1637 e il 1640.

Le due figure femminili sono dunque da identificare rispettivamente con la bella Arianna, principessa di Creta e figlia del re Minosse, in compagnia della sua ancella. Dopo essersi perdutamente innamorata di Teseo, Arianna lo aiutò ad uscire dal labirinto dove gli aveva affrontato e ucciso il mostruoso Minotauro; malgrado ciò ella fu abbandonata dall’ingrato eroe ellenico sull’isola di Nasso, che nel nostro dipinto viene evocata dagli scogli grigi e dal mare all’orizzonte.

Questo godibile raffigurazione è da interpretare perciò come una sorta di sintetica allegoria di quel celebre mito mito greco – quello di Bacco e Arianna – e dell’amore profano; si tratta di un soggetto iconografico molto raffinato, ispirato ai colti modelli letterari e agli esempi pittorici di soggetto mitologico di grandi maestri quali Tiziano giovane, Domenichino, Nicolas Poussin e soprattutto il già citato Reni, alla cui invenzione si ispira.

Ancora degna di nota è l’ambientazione dell’episodio leggendario: all’aperto, contro uno sfondo di naturale bellezza che fa risaltare i corpi scultoree seminudi delle due fanciulle.

Dal punto di vista stilistico siamo di fronte ad una composizione in cui le fattezze sinuose delle giovani protagoniste rimandano alla migliore cultura figurativa italiana del XVII secolo. Affiora infatti un pensiero visivo composito, educato sia alla luce del classicismo dei Carracci soprattutto e non di meno sul dolce chiaroscuro di Guido Reni.

Rispetto alla composizione reniana, tuttavia, nel nostro dipinto appaiono talune varianti come, ad esempio, la diversa disposizione della chioma di Arianna delle nuvole, i colori differenti del mare, del cielo e della veste dell’ancella; inoltre lo stile complessivo dell’opera indica un tempo di esecuzione più maturo, da collocare verso la metà del Seicento, una datazione che consente di riscontrare i caratteri stilistici di uno degli allievi collaboratore del Reni, Sebastiano Brunetti (Bologna, attivo fino al 1649), l’artista che entrò nell’atelier del Reni all’inizio del quarto decennio del Seicento, dopo la morte del suo primo maestro, Lucio Massari, avvenuta nel 1633.

Quasi subito dopo il suo ingresso nel prestigioso atelier del grande Guido bolognese, Brunetti eseguì opere in cui mostra con convinzione il suo orientamento classicista: si tratta delle due tele dell’ospedale di S. Maria della Vita, l’Angelo annunciante e la Madonna Annunciata, consegnata nel 1634.

Com’è evidente dal confronto con la nostra Arianna sull’isola di Nasso con le opere appena citate, molti sono i loro punti di contatto stilistico: dalla materia pittorica utilizzata alle fisionomie, del modo di trattare i panneggi a certi particolari come colpi di luce e, in generale, l’atmosfera di domestica accuratezza, caratteri tipici delle opere più significative eseguite da Sebastiano Brunetti negli anni della sua maturità artistica.

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