Il Design Italiano

Pubblicato il 6 Dicembre 2019

Il Design Italiano

Con l’espressione design italiano si fa riferimento a tutte le forme di disegno industriale inventate e realizzate in Italia, compresa la progettazione di interni, la progettazione urbana, il design della moda e la progettazione architettonica. In genere, il termine “design” viene associato all’età della Rivoluzione industriale, che in Italia arrivò con un certo ritardo rispetto ad altri paesi europei, perché la condizione geografica e politica era frammentata e il nostro paese era agricolo e arretrato.
Dopo l‘Unità d’Italia,  iniziavano a nascere le fiere di paese e poi di città, le esposizioni, la nascita di scuole specialistiche e di “alfabetizzazione grafica. Per esempio, nell’Esposizione italiana del 1861 tenutasi a Firenze, viene sancito un carattere legato ai tessuti e ai prodotti alimentari, mentre quella di Milano del 1881 è incentrata sull‘industria meccanica e le grandi costruzioni navali e ferroviarie; a Torino.
Con l‘Esposizione di Torino del 1902 si attuò un atto di allargamento internazionale della cultura del disegno italiana. Il Liberty italiano, però, aveva vari limiti, anche se spiccavano alcune eccezionalità progettuali come Carlo Zeno, Vittorio Ducrot, Eugenio Quarti, Carlo Bugatti ed Ernesto Basile. Intorno al 1910, l’Italia attua una svolta che è una delle caratteristiche del design italiano, ovvero la ricerca e sperimentazione, andando anche “fuori mercato”. È in questo periodo che nascono la FIAT, la Lancia e l’A.L.F.A. che diventerà Alfa Romeo, anche se l’automobile rimane un mezzo sportivo e di lusso, almeno fino al 1912, quando viene costruita la Fiat Zero. 
In questo contesto emerge la cultura progettuale del Genio civile. Nel periodo futurista Giacomo Balla e Fortunato Depero, nel 1915, redigono la proclamazione della Ricostruzione Futurista dell’Universo, che coglie al suo interno istanze di rinnovamento estese anche al mondo dell’arredo. È proprio di Balla la camera di bambini progettata e realizzata di suo pugno per la figlia Elica, a cui si accompagna, in seguito, anche un soggiorno ; entrambe le stanze sono decorate con la linea della velocità. Il colore appare l’elemento dominante nel Bal Tic Tac di Roma, mentre nella sala futurista alla Casa d’Arte Bragaglia gli arredi sembrano fuoriusciti dalle tele degli artisti, appunto, futuristi.
Con Francesco Cangiullo si passa ad una concezione del mobile che abbraccia l’idea di abitare svelto, con tecniche costruttive veloci e semplici. La Casa futurista Zampini di Ivo Pannaggi, costruita tra il 1925 e il 1926 appaiono sintetizzati gli echi del De Stijl, piuttosto che un nuovo “interno futurista”. Gli interni di Nicola Diulgheroff rivelano, l’impiego del tubo di metallo cromato e curvato e influssi modernisti.