La Restaurazione (1815 – 1830)

Pubblicato il 22 Marzo 2019

Questo stile ha inizio durante il periodo Impero, esattamente nel 1815 quando alla caduta di Napoleone le monarchie ritornano al potere. Coesiste e s’intreccia con questo per quasi quindici anni.

La Restaurazione non porta sostanziali mutamenti di forme e di linee. I sovrani, tornati nelle loro regge, sono ben contenti di ereditare gli arredamenti creati dalle brevi ma fulgide corti napoleoniche. La loro unica preoccupazione è quella di far togliere dai mobili le decorazioni a carattere militaresco.

Nel campo dell’arredo si attua una rivoluzione pacifica. Alla bottega dell’artigiano che lavora il legno, si sostituisce la fabbrica. La produzione diventa più abbondante, ma si mantiene su un buon livello artistico in quanto deve accontentare anche le esigenze di una nuova classe dirigente che si va formando: quella industriale. Nasce, da questa innovazione, un nuovo tipo d’arredamento nel quale le forme eleganti si fondono con una maggiore ricerca di praticità.

I mobili della Restaurazione sono meno imperiali di quelli del periodo precedente il Settecento. Il legno usato è ancora il mogano, ma trattato in forme meno auliche e con una minor dovizia di bronzi dorati. Si nota un ritorno al noce, a certi legni chiari (quali l’acero, il cedro) e alle radiche di vario tipo. Le decorazioni vengono sovente realizzate a intarsi leggeri, eseguiti in palissandro e in metallo (ottone, stagno e argento). Osservando con attenzione i pezzi eseguiti nel tardo stile Restaurazione, non sarà difficile notare il manifestarsi di quella che sarà la caratteristica principale dello stile Luigi Filippo, cioè il carattere ormai borghese del mobile.

La Restaurazione segna un momento importantissimo nel campo del mobile: l’introduzione della macchina per lavorare il legno.

La macchina incomincia a tagliare le tavole che nei tempi passati venivano segate a mano, e con estrema facilità svolge il compito di preparare i fogli per l’impiallacciatura. Questa rivoluzione del sistema lavorativo portò il mobile dal campo artigianale a quello industriale. I pezzi, costando meno come lavorazione, furono eseguiti in legni meno pregiati e i loro disegni non furono più opera di artisti o architetti, ma vennero costruiti su progetti di semplici disegnatori.

Durante questo periodo, specie nei primi anni, i mobilieri seguirond i canoni dettati dall’Impero, rendendo però i pezzi più pesanti come proporzioni. Sparirono invece le applicazioni in bronzo, alle quali si preferirono gli intarsi in ebano, in feltro e persino in porcellana. Durante la Restaurazione, a questi indirizzi basilari si unirono diverse tendenze culturali, quali l’interesse per il Medioevo e per il Rinascimento francese, che diedero a questo stile una natura piuttosto eclettica e priva di una direttiva artistica. Ritorna di moda per letti e divani l’antica passione per la tappezzeria. I primi pur mantenendo la forma lignea “a barca” si arricchiranno di tendaggi e i secondi, assai semplici come struttura, vennero interamente ricoperti di tessuti a fiori o in tinta unita.

Il Luigi Filippo (1830-1852) questo stile ha come principale caratteristica il totale imborghesimento dell’arredo. Anche se la linea dei mobili risulta abbastanza confortevole e semplificata, si manifesta sempre più apertamente la romantica suggestione del mondo del passato. Si può notare un ritorno agli stili Luigi XV e Luigi XVI e ai canoni rinascimentali e gotici.

Il secondo Impero (1852-1870) coincide con la presa del potere da parte di Napoleone III e coincise in Francia con un periodo di benessere borghese. Le caratteristiche principali delle abitazioni appartenenti alla ricca borghesia di quei tempi erano due: una evidente prevalenza delle tappezzerie sulle parti lignee.

I tendaggi ricchi di passamanerie, i drappeggi e le imbottiture resero l’atmosfera di queste abitazioni piuttosto soffocante. La sedia molto spesso fu sostituita da sedili piuttosto bassi e imbottiti, a uno o due posti. La passione per lo stile gotico, tipica del periodo precedente, lascia il posto a uno studio più approfondito degli stili del passato, dallo stile Enrico II a quelli Luigi XIV, XV, XVI.

Questi stili, secondo la moda del tempo, vengono rigidamente assegnati ai vari ambienti: il Rococò serve per i saloni, lo stile Enrico II per le sale da pranzo, i mobili in ebano e palissandro sono destinati agli studi e alle biblioteche. Lo stile più amato durante il secondo Impero fu quello Luigi XVI e i pezzi più belli di questo periodo furono gli stipi, fiancheggiati sui lati da una serie di ripiani eseguiti con la tecnica Boulle.

Questi mobili in ebano venivano finemente decorati con tarsie in ottone dorato, eseguite su fondi imitanti la tartaruga. Altri esemplari di notevole pregio vennero realizzati su modelli rococò e arricchiti con piastre in porcellana e applicazioni in bronzo.

In Francia, verso la fine del secolo XIX si verificò, nel campo dell’arredamento, una salutare reazione contro il dilagare dell’eclettismo. Alle rielaborazioni dei motivi del passato si contrappone uno stile nuovo e più omogeneo, che se nei motivi a voluta ricorda un poco il Rococò, si differenzia da questo per le proporzioni più allungate e per una maggiore fluidità di linee. All’Esposizione Universale di Parigi del 1900, questo stile raggiunge il suo pieno riconoscimento e prende il nome di Art Nouveau.