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Epoca

Pietro Mera detto il Fiammingo (1550 ca - 1644 ca)

Misure

Olio su ardesia, cm 26 x 35

Descrizione

Pietro Mera detto il Fiammingo (Bruxelles, 1550 circa – Venezia (?), 1644 circa)
Riposo durante la fuga in Egitto
Olio su ardesia, cm 26 x 35 – con cornice cm 34 x 43

L’opera in esame è un raro esempio di pittura ad olio su ardesia. L’ardesia è una pietra conosciuta anche con il nome di “lavagna”, in quanto le più importanti cave di ardesia si trovano nei pressi della cittadina di Lavagna in Liguria. Questa pietra ha la caratteristica di essere piuttosto tenera, infatti tra gli usi artistici che se ne fanno essa viene anche incisa, oltre che essere dipinta e scolpita. L’ardesia è di origine calcareo – argillosa, facilmente divisibile in lastre sottili che variano dai 3 ai 4 mm e più, è impermeabile e resistente agli agenti atmosferici. Gli artisti nel corso dei secoli hanno sfruttato tali lastre come supporto pittorico, tra essi Sebastiano del Piombo e Tiziano Vecellio. Giorgio Vasari inoltre, autore de “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architetti” pubblicato nel 1550, menziona l’ardesia sia nel primo capitolo – riguardante l’architettura – che nel decimo dove descrive come si dipinge ad olio su pietra. Non fece eccezione Pietro Mera detto il Fiammingo (Bruxelles, 1550 circa – Venezia (?), 1644 circa), pittore originario di Bruxelles vissuto a cavallo del XVI- XVII secolo al quale si può ascrivere la paternità di quest’opera sulla base di confronti stilistici e compositivi. Attivo per lungo tempo a Venezia, lavorando dal 1570 al 1603 al servizio del cardinal d’Este, Mera fece ampio uso dell’ardesia quale supporto pittorico per alcune sue opere. Il materiale dal caratteristico colore scuro permetteva all’artista di creare intensi contrasti luministici e di dare risalto alle figure, raffigurate con una gamma cromatica accesa ed illuminate da brillanti tocchi di luce.
Nel dipinto qui analizzato Mera raffigura la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, uno degli episodi sacri più amati e rappresentati dai pittori nei secoli, nonostante il Vangelo di Matteo vi dedichi ben pochi accenni (Mt 2, vv. 13-15). Più ampie sono invece le narrazioni al riguardo contenute nei Vangeli apocrifi. L’episodio si situa cronologicamente nel primo anno della vita di Cristo, quando re Erode minaccia di uccidere tutti i primogeniti; la Sacra Famiglia è così costretta a spostarsi, viaggiando attraverso il deserto del Sinai fino alla città di Eliopoli. Nell’interpretazione della vicenda, gli artisti solitamente distinguono due momenti, uno dinamico, ossia la vera e propria fuga, con la Madonna a dorso di mulo, e uno più statico, una sosta durante il cammino. Pietro Mera sceglie di descrivere il primo dei due momenti, raffigurando la Vergine e il piccolo Gesù sulla mula, accanto alla quale cammina San Giuseppe indicando la strada. A poca distanza sono inoltre collocati due putti alati che sorreggono un vassoio di primizie, probabile riferimento a un miracolo, riportato nei Vangeli apocrifi e nella Legenda aurea di Jacopo da Varazze, secondo cui il Bambino, con un gesto della mano, avrebbe ottenuto che le piante di palma si chinassero e offrissero a lui e ai genitori datteri e frutta per rifocillarsi. Interessanti consonanze stilistiche con quest’opera si possono riscontrare in una Natività e in un Cristo in catene comparse sul mercato ed anch’esse abilmente realizzate da Mera su ardesia.

Approfondimenti

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