Scuola emiliana del XVII secolo, dipinto raffigurante un Putto con rosa

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Epoca:

XVII secolo

Dimensioni:

Olio su tela, cm 43,5 x 32 – con cornice cm 45 x 32,5

Ubicazione:

Via C.Pisacane, 55
Milano () Italia

Descrizione

Scuola emiliana, XVII secolo
Putto con rosa
Olio su tela, cm 43,5 x 32 – con cornice cm 45 x 32,5

La figura del putto, quando munita di specifici attributi, si presta a molteplici significati iconologici. Il presente stringe un delicato fiore e allo stesso tempo osserva gaiamente lo spettatore, spiegando le morbide ali. Una tenera luce ne illumina il sembiante, definendo le volumetrie della composizione. Si sottintende così una sfuggevole allegoria dell’amore, cui il puttino è preferenziale rappresentante, e il cristallino fiore, che ricorda sia una rosa che una peonia, pone l’accento sia sulla temporalità del sentimento che sulla gioia che esso apporta. Anche le ali aperte del piccolo putto, oltre a slanciarne tramite un leggero dinamismo la figura, rimarcano l’immanenza del sentimento amoroso, totalizzante ad un solo tempo. La natura incontaminata della rosa interessò, nelle arti figurative, anche il mondo cristiano, identificandosi con essa la figura della Vergine, detta “Rosa senza spine”. Nel mondo pagano il fiore venne rapportato in particolar modo alla dea Venere, ma la successiva riflessione medievale su di essa ne fece scaturire molteplici sfumature simboliche, legate, come ricordato prima, a tempo, amore, verità e innocenza.
La particolare base rosata, accordata alla specifica pelle ambrata del fanciullo, consente di riconoscere un ambito esecutivo emiliano, sottolineato, in età avanzata, dalla felice parabola di Felice Fortunato Biggi (1680-1750), che ripropose un simile Putto con fiori, oggi in collezione privata bresciana, in pieno XVIII secolo, a testimoniare l’apprezzamento territoriale del soggetto. Simone Cantarini (1612-1648) ripropose tramite virtuosismo tecnico la stessa morbidezza d’incarnato nella figura di Gesù con il dipinto Madonna con Bambino e San Carlo, oggi conservato presso la Galleria Pallavicini di Roma; definito da Luigi Lanzi “Largo stimator di se stesso, sprezzator d’ogni altro”, l’artista divenne in breve tempo il più capace allievo di Guido Reni, importando la maniera emiliana nel marchigiano. Evidenti assonanze stilistiche sono ascrivibili anche con l’opera di Carlo Cignani (1628-1719), altro bolognese, in particolare nei putti reggi cortina del San Michele conduce a vittoria i Sipontini e della Apparizione di San Michele affrescati nella chiesa bolognese di San Michele in Bosco.

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