Scuola toscana del XVII secolo, Bacco

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Epoca:

XVII secolo

Dimensioni:

Olio su tela, cm 61 x 85 – con cornice cm 81 x 102

Ubicazione:

Via C.Pisacane, 55
Milano () Italia

Descrizione

XVII secolo, Scuola toscana
Bacco
Olio su tela, cm 61 x 85 – con cornice cm 81 x 102

Bacco, o Dioniso per gli antichi greci, è il dio del vino e dei misteri, dell’ebbrezza, della sensualità e del vitalismo più sfrenato, quale si manifesta nei riti orgiastici in suo onore, ma è anche il dio che assicura ai ‘puri’, ai fedeli iniziati al suo culto segreto, una sorte beata nell’aldilà.
Dio della natura feconda e dell’agricoltura, Dioniso avrebbe per primo introdotto tra gli uomini il vino. Secondo il mito era figlio di Zeus e di una mortale, Semele: morta costei prima del parto, folgorata per aver voluto vedere Zeus nel suo aspetto reale, fu proprio il dio che riuscì a salvare il feto cucendolo nella sua coscia. Allevato dalle ninfe e dai satiri, Dioniso avrebbe attraversato l’Oriente per giungere in Grecia, ovunque portando in dono la conoscenza del vino. A causa degli effetti inebrianti della nuova bevanda e del carattere sfrenato dei riti che celebravano il dio, il suo culto avrebbe incontrato forti resistenze, ma egli avrebbe punito duramente l’opposizione dei suoi nemici: il re tracio Licurgo, reso folle dal vino, finì con l’uccidere moglie e figlio credendo di potare tralci di vite. Si raccontava anche che, ancor giovane, Dioniso fosse stato rapito dai pirati, ma riuscì a liberarsi miracolosamente: i lacci che gli legavano mani e piedi si erano sciolti da soli; sulla nave aveva cominciato a gorgogliare il vino, lungo la vela si erano venuti distendendo tralci di vite, intorno all’albero si era avvolta l’edera, e, quando il dio aveva mutato le sue sembianze in quelle di un leone, i pirati spaventati si erano buttati in mare, ove erano stati trasformati in delfini. Nel mito e nelle raffigurazioni sui vasi il dio è molto spesso rappresentato con fattezze giovanili e con i capelli fluenti; indossa una veste lunga e variopinta e intorno a sé ha un corteo festante di satiri e di ninfe.
La tela richiama le raffigurazioni del dio bambino opera del pittore toscano Baccio del Bianco, del quale si ricordano la tela con il Bacco conservata nella villa medicea di Poggio a Caiano e un’altra di medesimo soggetto, derivata dall’iconografia del Baccio, presente presso la Galleria Bandini. Le analogie con la tela in esame si spingono oltre la mera iconografia, la mano del pittore va infatti a ricalcare le fitte pennellate scure che si osservano in special modo sul corpo del Bacchino e che vanno a delineare la corporatura della carne soda e tenera al contempo. Anche il paesaggio ricorda quello dei colli toscani, punteggiato da arbusti e vigne e da ville in stile rinascimentale.

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