Seguace di Giovanni Paolo Panini (Piacenza, 1691 – Roma, 1765), Capriccio architettonico con figure

Capriccio 1
Capriccio 2
Capriccio 3
Capriccio 4
Capriccio 5
Prezzo: N.D.
Ars Antiqua srl
Via C.Pisacane, 55
Milano
Italia
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Epoca:

XVIII secolo

Dimensioni:

Olio su tela, cm 119 x 162 – con cornice cm 139 x 168

Ubicazione:

Via C.Pisacane, 55
Milano () Italia

Descrizione

Seguace di Giovanni Paolo Panini (Piacenza, 1691 – Roma, 1765)
Capriccio architettonico con figure
Olio su tela, cm 119 x 162 – con cornice cm 139 x 168

Il dipinto in esame raffigurante un capriccio di monumenti e rovine romane, tra cui si riconoscono chiaramente la statua equestre di Marco Aurelio e la facciata dal Pantheon sulla destra, è da attribuire ad uno dei seguaci di Giovanni Paolo Pannini (Piacenza, 1691 – Roma, 1765). Il modello compositivo è infatti ravvisabile in alcune opere autografe del Maestro realizzate con parziali interventi ed aiuti; la prima di queste vedute è di proprietà del Museo del Louvre, il quale ne ha concesso il deposito presso il Museo di Valenza; le altre versioni sono conservate rispettivamente presso l’Ulster Museum di Belfast e in collezione privata (pubblicato in G. Sestieri, Il capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo, Roma 2015, p.118), mentre l’ultima è stata presentata sul mercato. I dipinti, tutti di misure differenti ma di pari livello qualitativo, presentano solo leggere differenze nelle distanze tra parametri e nelle nuvole del cielo. Anche l’opera analizzata riprende piuttosto fedelmente le composizione del Panini, differenziandosi per alcuni particolari e per la presenza della Colosseo sullo sfondo, assente nel modello originario, ma rielaborato da altri dipinti del Maestro piacentino, tra cui si cita il Capriccio con il Colosseo, colonna Traiana e la statua dell’Ercole Farnese del Cranbrool Art Museum a Bloomfield Hills (Michigan) e il Capriccio con la statua di Marco Aurelio, arco di trionfo, Colosseo, colonna Traiana e figure in collezione privata a Milano.
Cresciuto nell’ambiente dei Bibbiena, il Panini fu allievo tra il 1711 e il 1718 di Benedetto Luti a Roma, dove scoprì il paesaggio classico; fu suggestionato anche da Giacomo van Wittel, Giovanni Ghisolfi e Viviano Codazzi. Protetto dal cardinale de Polignac, ebbe frequenti contatti con gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma, di cui fu membro. Eseguì decorazioni per alcuni palazzi romani di cui restano quelle della Coffee-house del Quirinale (realizzata 1742-44) con le vedute di S. Maria Maggiore (datata 1742) e del Quirinale (datata 1733). Pannini è noto per una serie di dipinti raffiguranti feste, cerimonie, vedute architettoniche reali o fantastiche e rovine. Dei suoi figli, Giuseppe (Roma, 1720 -1812), fu architetto e archeologo, Francesco (Roma, 1725 circa – dopo il 1794), collaboratore del padre, fu autore di vedute per incisioni. Nel 1718 Pannini fu ammesso alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. Insegnò a Roma all’Accademia di San Luca dal 1719, assumendone la carica di Principe nel 1755, e all’Académie de France dal 1732. Insieme a Giacomo Zoboli nel 1747 compilò l’inventario della raccolta Sacchetti acquistata da papa Benedetto XIV per formare il nucleo iniziale della nascente Pinacoteca Capitolina.
Come pittore, Pannini è conosciuto in particolar modo per le sue vedute di Roma: si interessò infatti alle antichità della città che accostò spesso nelle sue eleganti composizioni, come testimonia il dipinto esaminato. Fra i suoi lavori più famosi c’è l’interno del Pantheon e le sue “vedute”, dipinti di gallerie di quadri che a loro volta contengono vedute di Roma. Le sue opere furono particolarmente apprezzate dalla committenza aristocratica e papale, oltre che dai committenti d’oltralpe. La prolifica bottega Panini si giovò di numerosi aiutanti ed allievi, tra i quali Giovanni Niccolò Servandoni, Antonio Ioli, Charles-Louis Clérisseau, Claude-Joseph Vernet, Jean-Honoré Fragonard e, soprattutto, Hubert Robert, che possedeva almeno 25 opere del maestro ed era da questi considerato il miglior allievo. Tra i tanti maestri influenzati dall’arte del Pannini tra fine Settecento e inizio Ottocento si cita inoltre il pittore Pietro Piazza che decorò con suggestivi capricci romani le porte di Palazzo Corsini.

Bibliografia: G. Sestieri, Il capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo, Roma 2015, pp. 8 – 123.

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Prezzo: N.D.
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