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Epoca

XVII secolo

Misure

cm 33 x 43 – cornice cm 55 x 64

Descrizione

Scuola Emiliana, XVII secolo
Cristo e la Samaritana al pozzo
Olio su tela, cm 33 x 43 – cornice cm 55 x 64

Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
Giovanni, 4, 13

La tela esaminata risulta essere opera di un artista emiliano della metà del XVII secolo, a conoscenza delle novità della pittura dei Carracci. L’opera prende esempio dalla grande tela, oggi a Milano presso la Pinacoteca di Brera, che Annibale realizzò tra il 1593 e il 1595 per palazzo Sampieri a Bologna, dove l’artista lavorò a una serie di affreschi con Ludovico e Agostino Carracci. Il medesimo tema iconografico venne ripreso dallo stesso Annibale in una piccola replica autografa del dipinto, che si propende ad identificare con quella citata da G.P. Bellori in casa Oddi a Perugia, conservata oggi nello Szépmuvészeti Mùzeum a Budapest.
L’impresa, compiuta congiuntamente da Annibale, Agostino e Ludovico Carracci – e fu l’ultima fatica comune dei Carracci – comprese la realizzazione sia di un ciclo di affreschi (con Storie di Ercole) sia di tre grandi tele da utilizzare come soprapporta in altrettante stanze del palazzo. Le tre tele componevano un ciclo unitario, dedicato ad episodi evangelici in cui Gesù colloquia con delle donne. Oltre alla Samaritana di Annibale, facevano parte di questo ideale trittico il Cristo e la Cananea di Ludovico Carracci e il Cristo e l’Adultera di Agostino Carracci.
Tutti e tre i dipinti vennero acquistati nel 1811, con molte altre opere della Collezione Sampieri (una delle più significative raccolte di opere della Scuola emiliana), dalla Pinacoteca di Brera, dove tuttora si trovano.
Il Cristo e la Samaritana di Brera si colloca in quel particolare momento della pittura di Annibale Carracci in cui all’influenza della pittura veneziana (che dal 1588 circa ha caratterizzato la sua arte) si associano rimandi alla tradizione pittorica centroitaliana e ritorni all’esempio di Correggio (maestro che Annibale aveva seguito con vivo interesse nei suoi anni giovanili). Nell’opera, infatti, si colgono riferimenti al Veronese, ma anche una più pronunciata attenzione ai valori classici, tanto che Denis Mahon definì il dipinto “proto-poussinesque”, cioè precorritore dell’arte di Nicolas Poussin, uno dei massimi interpreti del classicismo seicentesco.
La Samaritana braidense si basa su un disegno preparatorio tradizionalmente attribuito a Ludovico Carracci, ma da ultimo riferito ad Agostino (British Museum) dal quale però Annibale si discostò in varie parti.
Con l’Elemosina di san Rocco, la Samaritana di Brera è l’unico dipinto del più giovane dei Carracci dal quale venne tratta un’incisione mentre Annibale era ancora in vita. La stampa è variamente attribuita a Guido Reni o Francesco Brizio e la sua prima tiratura risale già al 1595: fu quindi eseguita pochissimo tempo dopo il licenziamento della tela, a testimonianza del successo e risonanza di cui godette tale opera. La stessa opera in esame risulta tratta da un’incisione, data la composizione speculare con il prototipo carraccesco.
La rappresentazione dell’episodio evangelico segue quanto tramandato dalle Sacre Scritture, la scena è ambientata in campagna nel podere che il patriarca Giacobbe aveva donato al figlio Giuseppe, al centro del quale vi era un pozzo detto “di Giacobbe”, in realtà una ricca fonte, utilizzata sia per attingere l’acqua sia per abbeverare gli animali.
Nell’opera esaminata troviamo rappresentata la seconda parte del racconto evangelico; al centro compaiono la Samaritana e Gesù. Raffigurata come una giovane donna, che inizialmente ha cercato di tenere testa a Gesù nel dialogo, la Samaritana appare qui ormai vinta dall’eloquenza e dalle rivelazioni di Cristo. Gesù, seduto, con la mano sul petto allude a sé stesso come il Messia, mentre con l’altra mano indica la città, che si vede in lontananza, invitando la donna a diffondere la notizia dell’incontro. Sullo sfondo avanzano gli Apostoli, di ritorno da Sicar con il cibo, secondo quanto narrato nel Vangelo.
L’orcio, rappresentato fra la Samaritana e Gesù Cristo, ricorda che il loro dialogo si svolge sul tema della sete fisica e spirituale.

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