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Epoca

XVIII secolo

Misure

Terracotta policroma, cm 41 x 43,5

Descrizione

XVIII secolo
Sant’Antonio da Padova
Terracotta policroma, cm 41 x 43,5

La terracotta qui proposta, elegante nelle sue cromie delicate, raffigura Sant’Antonio da Padova, con la veste francescana e la tonsura, tipici della confraternita di cui era parte; attributo del Santo in questo caso è il Bambin Gesù, che si riferisce all’episodio in cui Antonio fu illuminato dalla visione che ebbe a Camposampiero, il luogo del suo ritiro spirituale vicino a Padova. Il Bambino esprime, inoltre, il suo attaccamento all’umanità del Cristo e la sua intimità con Dio. L’opera si distingue per il potente realismo impresso all’espressione del santo che osserva adorante il Bambino, il quale guarda fisso davanti a sé, dando vita ad un gioco di sguardi che coinvolge l’osservatore nello spazio dell’episodio.
Sant’Antonio è nato in Portogallo, a Lisbona, nel 1195. Figlio di genitori nobili, sappiamo che venne battezzato con il nome di Fernando. Trascorse i primi anni di formazione sotto la guida dei canonici del Duomo. Nel 1220 Fernando venne a contatto con i frati minori, religiosi animati da Francesco d’Assisi nella lontana Italia. Infatti le reliquie di cinque missionari francescani torturati e uccisi in Marocco furono portate a Coimbra, nella chiesa di Santa Croce, proprio dove si trovava Fernando. Risale a questo periodo il probabile contatto più approfondito con i primi francescani giunti in Portogallo.
L’incontro si rivelerà fondamentale nel percorso di fede del giovane religioso: con grande sorpresa di tutti, nel 1220 decise di lasciare i Canonici agostiniani per entrare a far parte dei seguaci di Francesco d’Assisi. Per l’occasione, abbandonò il vecchio nome di battesimo per assumere quello di Antonio.
Antonio maturò una forte vocazione alla missione e, in particolare, al martirio: e con questo ideale partì alla volta del Marocco. Giunto in Marocco però Antonio si ammalò gravemente: fu costretto al riposo forzato e non poté più predicare. Dopo qualche tempo – non guarendo – non gli restò che arrendersi alla volontà di Dio e rimpatriare. Ma la nave su cui si era imbarcato per il ritorno venne spinta da venti contrari fino alla Sicilia, con un rovinoso naufragio.
Da qui si recò ad Assisi: fu l’occasione propizia per incontrare Francesco d’Assisi che nella Pentecoste del 1221 aveva convocato tutti i frati. Antonio è invitato a recarsi in Romagna, all’eremo di Montepaolo, vicino a Forlì, per dedicarsi alla preghiera, alla mediazione e all’umile servizio ai confratelli. Antonio, per i talenti che dimostra di saper mettere a servizio del Regno di Dio, ricevette anche l’incarico di Ministro provinciale (ossia guida delle fraternità francescane) del nord Italia, nel triennio 1227-1230. L’incarico comportava la visita di numerosi conventi dell’Italia settentrionale. Antonio dimostrerà poi di prediligere la città di Padova e la piccola comunità francescana presso la semplice chiesa di Santa Maria Mater Domini. L’impegno profuso da parte di Antonio nella predicazione e nel sacramento della riconciliazione durante la Quaresima del 1231 può essere considerato il suo grande testamento spirituale.
Nel 1231, anno della sua morte, Antonio fu sepolto a Padova, presso la chiesetta di Santa Maria Mater Domini, il suo rifugio spirituale nei periodi di intensa attività apostolica.

Approfondimenti

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