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Epoca

XVIII secolo

Misure

cm h 46 - basamento cm 60

Descrizione

XVIII secolo, Scuola veneta

Personificazione dell’Inverno

Marmo

Con basamento in marmo verde delle Alpi

 

lo sguardo imperscrutabile e deciso del personaggio qui scolpito, spinto sino in profondità, esplica la sua capacità di vedere oltre nel tempo e nello spazio; la barba lunga e folta, l’età matura e il pesante mantello rabberciato che ne copre la testa contribuiscono a svelarne l’identità: si tratta della personificazione oppure allegoria dell’inverno. Pittori e scultori lo hanno da sempre coperto con pesanti tessuti per far fronte al clima gelido, e figurato in età matura in quanto l’inverno è simbolicamente l’ultima delle quattro stagioni. Lo sguardo profondo del vegliardo ne manifesta l’onniscienza e l’eterno, ciclico, ritorno.

La scultura presenta un particolare figurativismo che è possibile scorgere anche nel mondo pittorico, specialmente nel territorio veneto di inizio XVIII secolo. L’interscambio fecondo di modelli e fonti iconografiche tra le diverse arti non deve stupire: è storica la compenetrazione e il reciproco sostegno tra le varie discipline, e l’ideazione delle Muse, in epoca classica, ne è la testimonianza più immediata.

L’eroica possenza intuibile al di sotto del mantello, insieme all’espressione drammaticamente assorta dell’Inverno, deriva infatti dallo stile della cosiddetta pittura “tenebrosa”. Costituitasi a Venezia per impulso del napoletano Luca Giordano e del genovese Giovanni Battista Langetti, la linea dei nominati tenebrosi era una sorta di reinterpretazione del caravaggismo con ancor maggiore forza drammatica. I Tenebrosi esalarono gli stacchi violenti tra luci ed ombre, acuendo il chiaroscuro formale attraverso il colorismo tipicamente veneto e la novella predilezione per le tematiche più oscure, aspre e selvagge. La genialità dei tenebrosi, se non compresa a lungo termine in patria, basti pensare alla successiva affermazione nella zona della laguna della corrente neoveronesiana, influenzò a ben più ampio spettro il Bellucci e Sebastiano Ricci. Accanto al Langetti furono anche Pietro Negri, Johann Carl Loth e molti altri: la reinterpretazione della fosca tensione chiaroscurale dei dipinti di Francesco Rosa, Francesco Pittoni, ma anche del primo Celesti e del Molinari attirarono la fetta più rivoluzionaria degli artisti. Si confronti a questo proposito la presente scultura con vari i vegliardi che compaiono nei dipinti di Giovanni Battista Lingetti (Visione di san Girolamo e Diogene, rispettivamente presso il Cleveland CMA e in collezione privata), del Loth (san Paolo, Museo nazionale di Varsavia) e di Giovanni Battista Pittoni il Giovane (Allegoria dell’inverno, Bristol Museum & Art Gallery).

La presente rispetta le forme codificate nell’iconologia seicentesca di Cesare Ripa (1603). Si osservino le similari sculture, raffiguranti l’inverno, oggi custodite nell’anconetano Palazzo Gallo (prima metà del XVII secolo, ambito dell’Italia centrale), Piazza del Popolo di Roma (Felice Baini, 1828) e in una nicchia sulla facciata del Palazzo Chigi-Albani (ambito romano, seconda metà del XVI secolo).

 

La produzione, per l’utilizzo di linee morbide e rotondeggianti con aggiunta di motivi vegetali e floreali, si dimostra pienamente veneziana, più precisamente legata allo stile che si diffonde in territorio lagunare nel XVIII secolo. Fu nel Settecento che il mobile veneto raggiunse il suo massimo splendore ricoprendo un ruolo di estrema importanza sia in Europa che in Italia. A metà Settecento Venezia mostrò il meglio dell’arredo prodotto in Italia, abbracciando lo spirito del rococò; fu il trionfo delle curve e contro curve, così come dei decori floreali.

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