XX secolo
85 x 111
Alexander Dzigurski (Stari Becej, 1911 – San Francisco, 1995)
Marina
Olio su tela, cm 85 x 111
Con cornice, cm 108 x 134
Firmato in basso a destra: “A. Dzigurski”
La tela in esame porta la firma, in basso a destra, di Alexander Dzigurski (1911–1995), la cui figura si staglia nel panorama artistico del Novecento come quella di un un pittore capace di trasfigurare la forza degli elementi in poesia visiva. Nato a Stari Becej, nell’allora Jugoslavia, da una famiglia di umili origini contadine, Dzigurski manifestò precocemente un talento cristallino che la Chiesa serba scelse di assecondare, conducendolo a Belgrado. Qui, tra le mura del monastero di Rakovica e le aule della Scuola d’Arte, l’artista forgiò le basi di una tecnica magistrale, diplomandosi nel 1929 e distinguendosi inizialmente come ricercato ritrattista e decoratore di edifici sacri. Tuttavia, fu l’arruolamento volontario nella Marina Reale tra il 1939 e il 1941 a segnare la sua epifania artistica: la vita sul mare gli offrì l’opportunità di studiare l’acqua in ogni sua sfaccettatura, comprendendone i moti, le trasparenze e la potenza primordiale. Il precipitare degli eventi bellici e la prigionia della sua unità navale per mano dell’esercito tedesco non ne spezzarono lo spirito; fuggito miracolosamente, Dzigurski intraprese un viaggio che lo portò a Vienna e, infine, in Italia. Fu nel capoluogo friulano, a Trieste, che le sue opere trovarono la prima consacrazione espositiva e dove l’artista subì il fascino magnetico della costa adriatica. Questa stagione italiana impresse una svolta definitiva alla sua poetica, orientandola verso un paesaggismo di matrice squisitamente romantica che lo avrebbe accompagnato anche dopo il trasferimento negli Stati Uniti nel 1949. Oltreoceano, insieme alla moglie Lenka e alla figlia Jelena, Dzigurski ottenne un successo straordinario: il collezionismo americano rimase incantato dalle sue vedute delle Rocky Mountains, dei parchi nazionali e delle aspre coste del New England, riconoscendo in lui un interprete unico della maestosità del Nuovo Mondo. La tela in esame, raffigurante sullo sfondo lo sperone roccioso su cui svetta il Castello di Duino, in provincia di Trieste, rappresenta un saggio perfetto della sua maturità espressiva. In quest’opera, l’artista rifugge le avanguardie moderniste per abbracciare un linguaggio fatto di dinamismo e vigore esecutivo, dove l’ampio ricorso alla spatola conferisce alla superficie una vibrazione quasi tattile. Il soprannome di “Poeta del Mare”, attribuitogli dal Chicago Tribune, ne suggella l’abilità nel catturare l’essenza stessa dell’oceano, elevandolo a uno dei massimi esponenti del genere. Poco prima di spegnersi a San Francisco, Dzigurski affidò alla storia una riflessione che oggi suona come una solenne promessa: “Amo l’arte. Me ne andrò come se tutti sparissero, ma la mia arte mi sopravviverà”.
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