XVII secolo
119 x 145
Bottega di Tiziano Vecelio (Pieve di Cadore, 1488 – Venezia, 1576)
Deposizione
Olio su tela, cm 119 x 145 – con la cornice, cm 145 x 173
Questa Deposizione rappresenta uno dei vertici espressivi e dei soggetti di maggior fortuna commerciale nati dal genio di Tiziano e della sua celebre bottega veneziana. La scena è ambientata in uno spazio cupo e raccolto, dominato dal corpo esanime di Cristo che viene deposto nel sepolcro, secondo una composizione di forte impatto drammatico e devozionale. La luce, concentrata sui corpi e sui volti, emerge da un fondo scuro e indefinito, accentuando il pathos dell’evento e guidando lo sguardo dello spettatore lungo una costruzione fortemente diagonale. Il corpo di Cristo, pallido e privo di vita, è sorretto dalle figure di Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che con gesti misurati ma carichi di tensione fisica e morale ne accompagnano la discesa nel sepolcro. Giuseppe d’Arimatea è collocato ai piedi di Cristo, mentre Nicodemo ne sostiene il busto e la testa. Attorno al corpo di Cristo si raccoglie un gruppo di figure dolenti, tra cui spiccano per intensità emotiva la Vergine e Maria Maddalena. La Vergine regge il braccio inerte del figlio, un gesto di profonda umanità e dolore che non trova riscontro diretto nei Vangeli, ma che è invece menzionato ne I quattro libri dell’umanità di Cristo di Pietro Aretino pubblicato a Venezia nel 1538. Tiziano segue l’Aretino non solo in questo dettaglio iconografico, ma anche nella distribuzione delle figure: Nicodemo alla testa di Cristo, Giuseppe d’Arimatea ai piedi, mentre al centro si dispongono la Vergine, san Giovanni e Maria Maddalena, creando un nucleo compatto di affetti e gesti intrecciati. Il tema della Deposizione occupa un ruolo centrale nella produzione di Tiziano e nella fortuna della sua bottega. La prima versione realizzata dal maestro è quella oggi conservata al Museo del Louvre, ed è la più direttamente debitrice della composizione della Deposizione di Raffaello conservata alla Galleria Borghese di Roma. La differenza sostanziale tra questa prima versione e le successive sta nella scelta del momento narrativo: nel dipinto del Louvre Tiziano rappresenta la traslazione del corpo di Cristo, mentre nelle versioni posteriori – come anche nel caso dell’opera qui descritta – viene raffigurato il momento della deposizione vera e propria all’interno del sepolcro. Nel 1557 Tiziano inviò a Filippo II di Spagna una Deposizione con figure a mezzo busto, che però andò perduta durante il viaggio. Due anni più tardi il pittore rimediò alla perdita realizzando un nuovo dipinto dello stesso soggetto, di dimensioni maggiori e con figure intere: questa versione è quella oggi conservata al Museo del Prado di Madrid. Il dipinto fu spedito in Spagna insieme ad altri due celebri quadri, Diana e Callisto e Diana e Atteone. Negli anni successivi venne realizzata un’ulteriore versione della Deposizione, inviata anch’essa in Spagna per entrare nella collezione personale di Antonio Pérez, segretario di Filippo II. Un’altra importante testimonianza della fortuna di questo modello è il dipinto che appartenne alla collezione di Federico Borromeo, rimasto a Milano e oggi esposto alla Pinacoteca Ambrosiana, la cui composizione riprende da vicino quella delle versioni madrilene. La costruzione spaziale dell’opera è caratterizzata dalla prospettiva diagonale del sepolcro, un motivo che trova un preciso antecedente nel rilievo realizzato intorno al 1500 da Jacopo Sansovino per la porta della Sacrestia della basilica di San Marco a Venezia. Il braccio inerte di Cristo, abbandonato con elegante naturalezza, deriva da un modello antico, il cosiddetto Letto di Policleto, un rilievo romano che Tiziano rielabora con grande sensibilità plastica.
Tiziano era solito realizzare cartoni preparatori delle sue composizioni, che conservava nella bottega veneziana. Le due Deposizioni oggi al Prado testimoniano chiaramente questo metodo di lavoro, poiché i contorni dei dipinti risultano sovrapponibili. Un’ulteriore conferma è data dall’esistenza di almeno un’altra versione di bottega, oggi conservata a Budapest, interamente eseguita da un pittore formatosi nell’atelier del maestro. È quindi molto probabile che il cartone della Deposizione del 1557, perduta durante il viaggio verso la Spagna, sia rimasto a Venezia e abbia permesso agli assistenti di realizzare altre versioni destinate a una committenza meno prestigiosa della corona spagnola, contribuendo alla straordinaria diffusione e fortuna di questo soggetto.
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