XVIII secolo
Fine XVIII – inizio XIX secolo
Coppia di paesaggi
(2) Olio su tavola, cm 26 x 34
Con cornice, cm 36 x 45
Scritta sul retro: “Corneo pinxit n.2”
Queste due opere su tavola, una delle quali riportante sul retro la dicitura “Corneo pinxit n.2”, si inseriscono con decisione nella tradizione del paesaggismo classicista ed arcadico di fine XVIII e inizio XIX secolo.
La coppia di dipinti, spesso concepiti come pendant per decorare simmetricamente una parete, rivela una mano attenta ai canoni della pittura di genere del periodo neoclassico, influenzata dalle vedute ideate da maestri come Claude Lorrain o Gaspard Dughet. Le opere presentano elementi tipici del “paesaggio ideale”, dove la natura non è riprodotta con realismo fotografico, ma mediata attraverso una ricerca di equilibrio e armonia. Entrambe le tele utilizzano il classico espediente delle quinte arboree: nel primo dipinto, a sinistra, un grande albero rigoglioso domina il centro-destra, fungendo da perno visivo; nel secondo, sulla destra, la vegetazione incornicia il lato destro, guidando l’occhio verso il fondo dove appare un acquedotto o un ponte ad archi, simbolo della persistenza del classico nella natura. La luce è quella tersa e dorata del mattino o del tardo pomeriggio, con un cielo solcato da nuvole bianche e vaporose reso con una gradazione tonale che suggerisce una notevole profondità atmosferica. All’interno l’artista ha inserito pastori con il gregge, che non corrispondono ai protagonisti del quadro, ma servono a dare la scala delle proporzioni e ad infondere un senso di placida operosità bucolica, tipica dell’estetica dell’Arcadia.
Il riferimento al pittore bergamasco Corneo, maestro di Marco Gozzi (1759 – 1839) è un dettaglio biografico fondamentale per comprendere pienamente lo stile dei due paesaggi qui esposti: si tratta, infatti, di un paesaggismo di transizione, dove da un lato appare ancora il rigore accademico e la costruzione “ideale” del Settecento (quinte arboree, luce dorata, composizione equilibrata), dall’altro si percepisce già quell’attenzione per la luce atmosferica che l’allievo Gozzi avrebbe poi sviluppato in senso pre-romantico. Corneo operava in area bergamasca e lombarda, dedicandosi non solo a tele da cavalletto ma anche a cicli decorativi in palazzi nobiliari. Il fatto che sul retro sia riportata la firma Corneo pinxit le identifica come lavori del maestro, probabilmente eseguiti nel periodo in cui la pittura di paesaggio stava iniziando a emanciparsi dal ruolo di semplice decorazione per diventare un genere autonomo e nobile.
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