XIX Secolo
Gaetano Fasanotti (Milano, 1831 – 1882)
Il ritorno dalla pesca
Olio su tela, cm 32 x 52 – Con cornice, cm 43 x 63
Firmato e datato in basso a destra: “G. Fasanotti 1874”
«La franchezza del tocco, l’infinita varietà dei riflessi, la ricchezza della tavolozza sono doti che spiccano. Egli sa rendere alla prima l’aspetto più caratteristico di un paese, la forma più artistica di un oggetto…è la natura, è proprio lei!»: sono queste le parole con cui la critica definì la pittura di Gaetano Fasanotti (Milano, 1831 – 1882) in occasione della Seconda Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1873.
Nato a Milano nel 1831, Fasanotti si distinse nel panorama artistico del XIX secolo per la sua dedizione alla pittura di paesaggio e di genere. Formatosi da autodidatta, lontano dall’ambiente accademico, nel 1848 decise di arruolarsi volontariamente alla Prima Guerra d’Indipendenza (1848 – 1849), circostanza che lo influenzò inizialmente verso la pittura storica (si veda La discesa di Berengario in Italia, oggi conservata all’Accademia Carrara di Bergamo). Fu a partire dal 1856, sotto la guida del maestro privato Giovanni Renica, che Fasanotti cominciò a virare artisticamente verso la rappresentazione della natura, avviando un cambiamento di rotta che segnò l’inizio di una carriera ricca di successi. La sua passione per il paesaggio e gli ambienti naturali, specialmente per i paesaggi brianzoli, delle Prealpi Lombarde e della Valsassina, lo portò a sviluppare uno stile in grado di coniugare sapientemente una resa genuina e luminosa dei soggetti con un approccio estremamente attento al dato realistico. Considerato tra i pionieri della pratica della pittura en plein air in Italia, dopo il discreto successo ottenuto con Veduta dal vero nell’Oberland acquistata nel 1858 dall’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1860 Fasanotti divenne professore di pittura di paesaggio della stessa Accademia, esercitando un’influenza decisiva sulla formazione di nuove generazioni di artisti come Filippo Carcano, Eugenio Gignous, Guido Ricci, Federico Ashton ed i fratelli Ernesto e Leonardo Bazzaro, tra i principali allievi, ai quali insegnò l’importanza di dipingere all’aperto, direttamente dalla natura. Questa innovazione, osteggiata dal consiglio accademico e dalla critica ancora fortemente legata al Romanticismo che lo costrinsero alle dimissioni, portò, di fatto, alla rinascita della scuola lombarda di paesaggio, contribuendo ad un rinnovato interesse per le bellezze naturali italiane. Partecipò a importanti manifestazioni internazionali, come l’Esposizione Universale di Parigi del 1867, l’Esposizione Universale di Monaco del 1869 e l’Esposizione Universale di Vienna del 1873, ottenendo fama e riconoscimento a livello internazionale. Oggi le sue opere, identificabili per la sua abilità unica nel catturare l’atmosfera dei luoghi con vivacità di colori e di luce, sono conservate presso le principali istituzioni dell’Italia settentrionale, tra cui l’Accademia Carrara di Bergamo, Villa Necchi Campiglio, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, la Pinacoteca di Brera, i Musei Civici di Pavia, il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona e molti altri. Masanotti morì nel 1882 a Milano.
Nell’opera in esame, un olio su tela del 1874 firmato in basso a destra e raffigurante il momento di ritorno da una battuta di pesca in riva al fiume, l’artista illumina la scena con una luce chiara e diffusa, tipica della pittura en plein air. La composizione dell’episodio campestre appare perfettamente bilanciata, con il grande barcone al centro circondato da una folla di figure che anima il litorale, mentre le tonalità terrose e il cielo sereno contribuiscono a creare un’atmosfera pacifica ma vitale.
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