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Epoca

XIX Secolo

Misure

26,5 x 41,5

Descrizione

Sebastiano Guzzone (Militello, 1856 – Firenze, 1890)

Interno con figure in costume, 1885

Olio su tavola, cm 26,5 x 41,5

Firmato e datato in basso a sinistra: “Guzzone, Roma, ‘85”

 

Sebastiano Guzzone rappresenta una delle figure più affascinanti e dotate del panorama artistico siciliano della seconda metà dell’Ottocento. La sua parabola biografica e creativa si inserisce nel delicato passaggio epocale che ridefinì gli equilibri di potere e le gerarchie culturali del continente europeo, facendone un osservatore privilegiato, se non un attore di rilievo, del suo tempo. Originario di Militello in Val di Catania, cuore della provincia siciliana dove nacque nel 1856, Guzzone crebbe in una famiglia di piccoli proprietari terrieri. La sua formazione iniziale fu affidata allo zio sacerdote, don Rosario, una figura di orientamento politico conservatore che, tuttavia, intratteneva stretti legami con l’élite liberale, rappresentata da Salvatore Majorana Calatabiano, futuro ministro nei governi della Sinistra storica. Grazie a questa rete di influenti protezioni e al precoce talento grafico già ammirato dai maestri locali — tra cui figurano nomi come Salvatore Grande, Emanuele Fagone, Nicolò Culosi e Francesco Sinatra — il giovane artista ebbe l’opportunità di trasferirsi giovanissimo a Roma, per perfezionare gli studi presso l’Accademia di San Luca, sotto la guida di maestri come Tommaso Minardi, Francesco Podesti e Cesare Mariani. La sua formazione romana fu determinante per lo sviluppo di uno stile che, pur partendo dal rigore accademico e dal disegno purista, seppe aprirsi ad una pennellata vibrante e ad un uso della luce quasi “pre-impressionista”, spesso accostato alle atmosfere del grande Mariano Fortuny. Un momento di grande felicità creativa fu la partecipazione all’edizione del 1885 dello storico carnevale di Roma (citato anche da Dumas ne Il conte di Montecristo), insieme al pittore Salvatore Franciamore ed all’architetto Ernesto Basile, ai quali venne affidato l’incarico di allestire un carro carnascialesco che rappresentasse la Sicilia. L’opera, non soltanto vinse il primo premio, ma fu molto ammirata all’estero, soprattutto in Francia – dove strinse amicizia col fotografo Nadar – ed in Inghilterra, dove fu presente in ben quattro esposizioni della Royal Accademy. La produzione di Guzzone si distinse per una raffinata versatilità che lo vide eccellere tanto nel ritratto quanto nella pittura di genere e nel quadro di costume, come si evince nell’opera qui presentata. In questa scena d’interno settecentesco, firmata e datata 1885, l’artista dimostra una maestria straordinaria nella resa tattile delle stoffe degli abiti, dei riflessi dorati degli arredi rococò e dei velluti, infondendo alla narrazione una vitalità che cattura e coinvolge lo spettatore. Non è un caso che la sua carriera lo abbia portato ad esporre con successo non solo in Italia, ma anche a Parigi e Londra, entrando nel circuito del prestigioso mercante d’arte Goupil, che all’epoca dettava i gusti del collezionismo internazionale. Nonostante la morte prematura avvenuta a Firenze nel 1890, che interruppe una carriera nel pieno della maturità, il lascito di Guzzone è oggi testimoniato da importanti presenze museali. Tra le sue opere più significative conservate in istituzioni pubbliche, meritano una menzione particolare Il Pastorello malato e Il Ritratto della Baronessa di Sangiuliano presso il Castello Ursino di Catania, oltre alle tele custodite nella Galleria Civica d’Arte Moderna di Roma. Anche la sua città natale, Militello, gli rende omaggio attraverso una ricca collezione di disegni e studi presso il Museo Civico locale a lui intitolato, che permettono di apprezzare la genesi intellettuale dei suoi sontuosi dipinti ad olio. In queste sedi è possibile osservare come l’artista riuscisse a bilanciare l’eleganza aristocratica dei soggetti con una sensibilità psicologica profonda, rendendo Sebastiano Guzzone un protagonista del realismo lirico dell’Ottocento italiano.

 

 

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