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Epoca

III secolo d.C:

Misure

35 x 49,5 x 7

Descrizione

Antica regione del Gandhara, II-III secolo d.C.

Fregio con il Buddha accompagnato dai discepoli

Scisto grigio, cm 35×49,5×7

Con basamento in metallo, cm 42,5x50x15

Scolpito in uno scisto grigio dalla superficie consunta dal tempo, il fregio si presenta come una lastra rettangolare lievemente irregolare nei bordi, che conserva lungo il margine superiore una sottile fascia decorativa a motivi geometrici. La scena figurata che occupa l’intera superficie mostra il Buddha seduto in posizione di meditazione, con le gambe incrociate su un trono decorato, la mano destra alzata nel gesto dell’abhaya mudra, il gesto della protezione e del coraggio. Intorno a questa figura principale si affollano numerosi personaggi disposti simmetricamente: adoranti, attendenti e figure divine che recano offerte o assumono pose di venerazione, rivolti verso il centro della composizione con atteggiamenti di deferenza. Le figure del registro superiore sembrano emergere dal cielo, mentre quelle inferiori sono sedute o inginocchiate ai lati del trono. I volti presentano tratti che rivelano un’ibridazione culturale straordinaria: mascelle forti e capigliature elaborate di gusto indiano si mescolano a fisionomie dai lineamenti classicheggianti, con nasi dritti e orbite profonde che ricordano la plastica ellenistica e romana. Le vesti ricadono in pieghe morbide e naturalistiche, del tutto estranee alla rigidità della scultura indiana arcaica, e trovano invece precisi paralleli nella statuaria greco-romana. Il fregio era con ogni probabilità destinato a decorare la base o il corpo di una stupa buddhista. La regione del Gandhara, corrispondente grosso modo all’attuale Khyber Pakhtunkhwa nel Pakistan nord-occidentale e alle province orientali dell’Afghanistan, fu per secoli un crocevia di civiltà e rotte commerciali: conquistata da Alessandro Magno nel IV secolo a.C., rimase a lungo sotto l’influenza di regni ellenistici – i Seleucidi prima, i re greco-battriani poi – prima di passare sotto il controllo dei Kushana, una dinastia di origine centro-asiatica che raggiunse il suo apice di potere tra il I e il III secolo d.C. Fu proprio sotto i sovrani Kushana, in particolare durante il regno di Kanishka I, che il buddhismo conobbe una straordinaria fioritura in questa regione, accompagnata dallo sviluppo di un linguaggio artistico del tutto originale, capace di fondere la tradizione iconografica indiana con il repertorio formale dell’arte greco-romana giunta attraverso le rotte della seta e i contatti diplomatici e commerciali con il mondo mediterraneo. È in questo contesto che nacque, per la prima volta nella storia dell’arte buddhista, la rappresentazione antropomorfa del Buddha: fino ad allora la sua presenza nelle scene narrative era evocata soltanto da simboli come la ruota della legge, l’albero della bodhi, le impronte dei piedi, ma gli artisti del Gandhara, forse influenzati dalla tradizione greco-romana delle immagini divine in forma umana, elaborarono un tipo iconografico destinato a diffondersi in tutta l’Asia. La stupa è una delle forme architettoniche più antiche e significative del mondo buddhista. Nata come tumulo funerario destinato a contenere le reliquie del Buddha o di altri grandi maestri spirituali, essa assunse nel tempo una forma codificata: una base circolare o quadrata sormontata da un emisfero massiccio detto anda coronato da una struttura a cerchi sovrapposti, simbolo di regalità e di illuminazione spirituale. Le stupe erano luoghi di pellegrinaggio: i fedeli le percorrevano in senso orario, accumulando meriti spirituali. Attorno alla base e lungo i parapetti che delimitavano il percorso sacro correvano fasce di rilievi narrativi che illustravano la vita del Buddha, scene di adorazione e di offerta. È in questi registri decorativi che trovavano posto fregi come questo, destinati non solo a istruire i fedeli attraverso immagini ma anche a conferire alla struttura sacra un rivestimento figurato che ne amplificasse il valore simbolico. Nel Gandhara queste decorazioni in scisto grigio, una pietra locale facilmente lavorabile, raggiunsero livelli di qualità eccezionale, lasciando una traccia indelebile nella storia dell’arte religiosa asiatica.

 

 

 

 

 

 

 

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