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Epoca

XVII secolo

Misure

27,5 x 22

Descrizione

Antonio Zanchi (Este, 1631 – Venezia, 1722)

Studio di un volto maschile

Olio su tela, cm 27,5 x 22

Cornice cm 36 x 30,2

 

La seconda metà del Seicento veneziana vide la contrapposizione tra i cosiddetti “tenebrosi” e “chiaristi”: gli uni furono sostenitori dei riempitivi chiaroscurali tintoretteschi, gli altri patrocinatori di una maggior limpidezza tonale. La drammaticità coloristica che i tenebrosi, dei quali si fece portavoce la pittura di Luca Giordano, spendevano come costante caratterizzante il loro linguaggio pittorico, si modellò anche per il tramite dell’adozione della stessa da parte di artisti di passaggio operanti in città. Così Giovan Battista Langetti, ad esempio, che aveva risentito della lezione di Ribera, ottenne la commessa per l’altare della chiesa veneziana delle Terese, addizionando gli stilemi ombrosi del maestro, di memoria caravaggesca, con quelli dell’indomito Tintoretto.

Parimenti operò Antonio Zanchi, che perseguì la poetica della fraglia tenebrosa, distinguendosene per la personalissima trattazione calligrafica del colore. Accostatosi alla pittura del Tintoretto (1518-1594), ebbe modo di apprezzarne le suggestioni partecipando alla decorazione della Scuola Grande di San Rocco, dove il maestro era stato impegnato nella realizzazione del suo più famoso ciclo con episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento: Zanchi vi realizzò due straordinarie tele divise da una lesena architettonica (La Vergine appare agli appestati), collocate a lato dello Scalone, insieme ad opere di Pietro Negri e Giovanni Antonio Fumiani. La commessa spinse l’artista a dare prova pittorica in numerose chiese veneziane: si ricordino i tre teleri con le Storie della Vergine del soffitto di Santa Maria del Giglio (1690-1696), nonché la decorazione della Chiesa della Beata Vergine della Salute (1700-1709). Sul suolo bergamasco, allora parte dei possedimenti della Serenissima, Zanchi lasciò un Mosè che fa scaturire l’acqua per la basilica di Santa Maria Maggiore; impegnò allo stesso tempo rapporti con numerosi principi Bavaresi.

Il presente dipinto restituisce un evocativo e stretto primo piano di una testa maschile. È possibile ipotizzare che l’opera sia stata immaginata quale bozzetto per una successiva tela di dimensioni maggiori e comprendente più personaggi, oppure che sia uno studio a sé stante di un’invenzione maschile tipizzata e mirata ad individuare figurativamente un suggestivo stato d’animo.

È possibile raffrontare il dipinto con opere dell’artista caratterizzate dal medesimo contrasto chiaroscurale, nelle quali alla vividezza dei colori faccia riscontro l’evocativo sconcerto assunto dai personaggi ritratti. Si considerino in particolar modo Giuseppe interpreta i sogni del faraone (collezione privata e Collezione dl Castello di Wawel, Cracovia), Abramo insegna astrologia agli egiziani (Chiesa di Santa Maria del Giglio, Venezia). Eguale realismo, indagato nell’espressiva smorfia di concitata partecipazione, è riconoscibile nelle Morte di Socrate e Morte di re Giosia (collezioni private), nonché nell’eccezionale Sisifo (La Mauritshuis, L’aia). Nei dipinti con Tomiri con la testa di Ciro (collezione Ceschina, Venezia) e Abramo e Isacco (collezione privata) è invece riscontrabile stessa tesa proposta anatomica, con una forte luce che incendia le superfici.

 

 

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