XVIII secolo
95,5 x 70,5
Giambettino Cignaroli (Verona, 1706 – 1770)
Sibilla Tiburtina
Olio su tela, cm 95,5 x 70,5
Con cornice, cm 113,5 x 88,5
Scheda critica del Prof. Stefano Agresti
La figura femminile ritratta a mezzo busto con lo sguardo rivolto verso l’alto, in un atteggiamento di estasi contemplativa tipico delle sibille della tradizione iconografica settecentesca. La donna indossa una veste rosa corallo dalle ampie maniche, sovrapposta a un manto dorato e impreziosita da uno scialle di pelliccia annodato sul petto con un nastro azzurro, lo stesso colore che richiama il fiocco tra i capelli raccolti in trecce elaborate. Il braccio destro, sollevato, sostiene il volto in un gesto pensoso, mentre la mano sinistra poggia su un libro aperto su cui si legge un’iscrizione profetica riferita alla nascita di Cristo, elemento che identifica chiaramente il soggetto come la Sibilla Tiburtina annunciatrice dell’avvento. Il fondo scuro e neutro concentra l’attenzione sulla figura, valorizzata da una luce calda che modella con grande morbidezza il volto, le carni e i panneggi, secondo una resa pittorica elegante e luminosa. Proprio le scritte che compaiono nel libro permettono di identificarla con la Sibilla Tiburtina. Personaggio molto noto sia durante il Medioevo che in età moderna, pur non essendo raffigurata da Michelangelo nella Cappella Sistina, è sovente citata nei testi antichi e non poche sono le sue raffigurazioni pittoriche, tra le quali la più famosa è una tarsia collocata sul pavimento del Duomo di Siena. Non casualmente il testo fedelmente trascritto nel dipinto qui per la prima volta illustrato si riferisce alla nascita di Cristo: infatti proprio quel vaticinio è il più famoso tra quelli riportati dall’antichità. Vi è infatti tutta una tradizione letteraria, risalente addirittura all’epoca romana, nella quale sono riportate le profezie della Sibilla Tiburtina, personaggio del quale è molto improbabile fosse mai esistita una controparte storica realmente identificabile: va citato Varrone, il primo autore che compilò una lista di queste sapienti dell’antichità, riportandone anche i relativi vaticini, con l’unica eccezione, significativamente, di quello della Tiburtina, che troviamo tramandato a parte. Si racconta che ella giunse a Roma, stupendo per la sua bellezza, chiamata da Augusto per interpretare un sogno che ben cento Senatori avrebbero fatto contemporaneamente. Ella li invitò a seguirla sull’Aventino, dove essi ebbero la visione di nove soli diversi tra loro sia nella grandezza che nella forma. La Sibilla Tiburtina interpretò i soli come generazioni future: la quarta, popolata da miscredenti, avrebbe visto nascere la Vergine, il suo futuro sposo Giuseppe e il figlio Gesù. La leggenda narra inoltre che, accompagnata dall’imperatore Augusto sul Campidoglio, ella indicò il cielo, dove apparvero la Vergine con il Bambino: in quel luogo sarebbe poi sorta la basilica, ancora oggi esistente, di Santa Maria in Ara Coeli. Non casualmente, dunque, il testo riportato nella tela costituisce un precorrimento che riguarda proprio la nascita di Gesù.
Giambettino Cignaroli nacque a Verona nel 1706. Dopo studi di retorica presso i Gesuiti si avvicinò alla pittura, formandosi prima con Sante Prunati e poi, insieme al coetaneo Pietro Rotari, nella scuola di Antonio Balestra. Nel 1728 aprì una propria bottega e successivamente si trasferì per un periodo a Venezia, dove poté studiare dal vivo le opere di Tiziano, Veronese e Palma il Vecchio, esperienza che incise profondamente sulla sua tavolozza cromatica. Tornato a Verona, la sua attività conobbe un successo crescente, estendendosi a numerose città italiane come Milano, Parma, Torino, Bologna e Ferrara, con un’intensa committenza da parte degli ordini religiosi emiliani. Sebbene non abbia mai lasciato l’Italia, lavorò per importanti corti europee, dall’elettore di Sassonia al re di Polonia, dalla zarina di Russia ai principi vescovi di Bressanone, fino alla corona di Spagna, per la quale realizzò la grande pala della Madonna col Bambino e Santi oggi al Prado. Fu inoltre figura centrale nella vita culturale veronese, promotore e primo direttore dell’Accademia d’arte che oggi porta il suo nome, oltre che autore di scritti teorici sulla pittura. Il suo stile viene generalmente collocato in una posizione di equilibrio tra gli echi tardo raffaelleschi e i primi segnali del gusto neoclassico. Questa Sibilla si inserisce coerentemente nel catalogo cignaroliano, mostrando affinità con diverse opere del maestro veronese. La resa luminosa e la morbidezza dei panneggi richiamano la grande Trasfigurazione di Cristo nella Cattedrale di Verona, dove la luce gioca un ruolo altrettanto centrale nella costruzione delle figure sacre. Il taglio compositivo, concentrato su una figura femminile dal portamento aggraziato e dallo sguardo rivolto verso l’alto, trova un parallelo nella Sant’Agata della Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo, dove analoghe attenzioni sono dedicate all’espressività del volto e alla resa dei tessuti preziosi. Anche la Madonna col Bambino di collezione privata e la Madonna col Bambino nella chiesa di Santa Maria Formosa a Venezia condividono con la nostra Sibilla quel senso di levità e di rapimento spirituale tradotto attraverso pose aperte e sguardi rivolti verso l’alto. Diversa, ma utile al confronto, è la Danae di collezione privata, opera che testimonia la capacità di Cignaroli di affrontare anche soggetti più sensuali e mitologici, dimostrando una versatilità tematica che convive con la stessa qualità tecnica nella resa degli incarnati e dei drappi.
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