XVII secolo
76,5 x 114,3
Maestro dell’Accademia Ligustica (attivo a Genova nella prima metà del XVII secolo)
Paesaggio campestre con figure
Olio su tela, cm 76,5 x 114,3
Con cornice, cm 92 x 127
Comunicazione orale di Camillo Manzitti
Il dipinto raffigura una vivace scena campestre ambientata in un paesaggio aperto: sullo sfondo si distende uno specchio d’acqua lacustre, fiancheggiato da alberi e da una torre diroccata. In secondo piano si staglia un’abitazione rurale dai volumi semplici e massicci, con un passaggio ad arco, panni stesi e figure che si affacciano dall’uscio, restituendo con immediatezza la dimensione quotidiana della vita contadina. Il cuore narrativo del dipinto è tuttavia il primo piano, animato da un gruppo di figure dai costumi variopinti – rosso, giallo, verde – disposte in una danza corale che suggerisce la celebrazione di una festa, forse un matrimonio o una ricorrenza stagionale. Alcuni personaggi si tengono per mano, altri osservano la scena; un pastore con il bastone chiude la composizione a destra, mentre sullo sfondo altre figurine si muovono verso il lago, conferendo profondità e respiro all’insieme.
Il Maestro dell’Accademia Ligustica è una personalità artistica ancora avvolta nell’anonimato, la cui identità è stata progressivamente delineata dallo studioso Camillo Manzitti. Il punto di partenza della ricostruzione è stato un paesaggio invernale appartenente alle collezioni dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, attorno al quale è stato progressivamente costituito un corpus di circa una decina di opere che condividono analoga conduzione pittorica, certa qualità cromatica e uno stile che tradisce una stretta contiguità con i modi di Cornelis de Wael e Jan Wildens. Il percorso critico è ancora in corso e la figura resta sfuggente, ma i confronti stilistici consentono di collocarla con ragionevole certezza nell’orbita della vivace comunità fiamminga attiva a Genova nella prima metà del Seicento.
Quella comunità aveva il suo fulcro nella bottega dei fratelli Cornelis e Luca de Wael, giunti a Roma e poi stabilitisi a Genova intorno al 1619. La loro abitazione divenne una vera e propria base logistica per gli artisti fiamminghi in viaggio verso la penisola: vi soggiornò, nel 1621, persino Antoon van Dyck. Nella stessa rete di relazioni si inserì Gofredo (Godfried) Wals, figura chiave per la pittura di paesaggio d’inizio Seicento, le cui opere esercitarono un’influenza straordinaria su Claude Lorrain, Agostino Tassi e Filippo Napoletano. Anche Jan Wildens, che tra il 1613 e il 1618 soggiornò certamente a Roma e a Genova, contribuì in modo determinante alla formazione del gusto paesaggistico locale. La sua opera Paesaggio con riposo durante la fuga in Egitto (collezione privata) testimonia quella sintesi tra vedutismo nordico e sensibilità meridionale che caratterizza tutta la produzione di questo ambiente.
È dunque in questo fertile crocevia che matura la personalità del Maestro dell’Accademia Ligustica. Le affinità con de Wael sono particolarmente stringenti: la Distribuzione della minestra ai poveri (Palazzo Rosso, Genova), ma soprattutto La battaglia nel villaggio e Le sette opere di misericordia: dare riparo ai pellegrini — entrambe in collezione privata — mostrano la stessa soluzione compositiva dell’abitazione in secondo piano e lo stesso gusto per le figure animate da gesti quotidiani o festivi. Il confronto rafforza l’ipotesi che l’autore del presente dipinto sia passato per la bottega di de Wael, assorbendone i modelli e rielaborandoli con una cifra personale riconoscibile nella morbidezza del tocco e nella luminosa orchestrazione cromatica del paesaggio.
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