XVIII secolo
15 x 10
Monogrammista WF – Bottega di David Le Marchand (Dieppe, 1674 – Londra, 1726)
Rilievo con busto di Aiace
Avorio, cm 15 x 10 – Monogrammato in basso WF
Il manufatto qui esaminato è un altorilievo eburneo raffigurante il busto di profilo di Aiace, l’eroe greco discendente da Eaco e figlio di Telamone, compagno di Ercole in numerose imprese contro mostri e Centauri. La figura, dal profilo energico e dalla barba fluente, indossa un elmo riccamente decorato: sulla fronte campeggia un’aquila dalle ali spiegate, mentre nella parte superiore del copricapo si dispiega una scena dinamica che vede protagonisti un centauro in lotta con Ercole, in un intreccio di corpi che testimonia l’abilità dell’intagliatore nel gestire piani di profondità differenti entro uno spazio ridotto. Questa iconografia non è casuale: nelle raffigurazioni classicheggianti dell’età moderna, dal Rinascimento fino al Neoclassicismo, gli elmi ornati da scene di centauromachia assolvevano una funzione simbolica legata all’idea di areté, ovvero il valore militare e la forza bruta sottomessa alla virtù dell’eroe, attributo particolarmente calzante per Aiace, secondo soltanto ad Achille per possanza tra i Greci schierati a Troia.
L’opera si inserisce nel fervido contesto della produzione di piccoli rilievi eburnei che caratterizzò l’ambiente artistico gravitante attorno a David Le Marchand nella prima metà del Settecento. Figlio del pittore Guillaume Le Marchand, David ricevette una solida formazione artistica e si specializzò nell’intaglio dell’avorio, disciplina in cui raggiunse una notevole raffinatezza tecnica. Come molti ugonotti, fu costretto a lasciare la Francia natale, il porto di Dieppe, dopo la revoca dell’Editto di Nantes nel 1685, che pose fine alla tolleranza verso la fede protestante. La sua presenza in Gran Bretagna è documentata a partire dal 1696 a Edimburgo, dove ottenne il permesso di aprire una bottega e lavorò per l’aristocrazia scozzese, sia lealista che giacobita. Trasferitosi poi a Londra nel 1705, ampliò notevolmente la propria clientela, che spaziava dalla famiglia reale e dalla corte agli intellettuali whig, fino agli uomini d’affari di origine ugonotta. Tra i suoi committenti figurarono personalità di primissimo piano come Thomas Guy, Isaac Newton, Samuel Pepys, Christopher Wren, oltre ai sovrani Anna I e Giorgio I di Gran Bretagna.
Il presente rilievo, per la presenza del monogramma WF nella parte inferiore, viene attribuito a un collaboratore della bottega, identificato convenzionalmente come il Monogrammista WF, figura che operò a stretto contatto con Le Marchand assimilandone lo stile e le soluzioni compositive. È infatti noto come alcune delle opere del maestro francese venissero impiegate come veri e propri modelli di repertorio dagli artisti che gravitavano attorno al suo atelier, i quali ne replicavano schemi iconografici, tagli di luce e resa plastica dei panneggi. Tra le opere museali che meglio documentano lo stile di Le Marchand si possono citare Ninfa e Satiro e Venere e Cupido, entrambe conservate al Victoria & Albert Museum di Londra, nonché il celebre Busto di Isaac Newton e il rilievo con Re Luigi XIV su piedistallo, ambedue custoditi al British Museum.
Quanto alla fonte iconografica del busto di Aiace, è verosimile che l’ignoto intagliatore abbia tratto ispirazione da un’opera scultorea in marmo realizzata a Roma nel corso del Seicento, oggi conservata in una collezione privata, la quale propone un analogo impianto compositivo con l’elmo sormontato dalla scena di centauromachia. Tale derivazione conferma la circolazione di modelli scultorei di grande formato che, attraverso disegni preparatori o calchi, venivano reinterpretati su scala ridotta dagli intagliatori d’avorio attivi tra Francia e Inghilterra, contribuendo così a diffondere in ambito nordeuropeo un repertorio iconografico di matrice pienamente romana e barocca.
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