XIX Secolo
110 x 152
Pittore Italiano del XIX secolo
Letterati accolti dalla Fama e dalle Muse
Olio su tela, cm 110 x 152
cornice, cm 132 x 174
Questo grande dipinto, realizzato intorno agli anni Sessanta dell’Ottocento, vuole celebrare le più gradi personalità della storia italiana subito all’indomani dell’unità del paese. La fastosa scena è ambientata davanti a un maestoso tempio che fa da quinta architettonica alla scena: dieci colonne di ordine corinzio dal fusto liscio sono poste all’ingresso del luogo di culto dove arte un’ara fumante. Il tempio deve essere letto come un emblema della classicità e della grandezza del passato ma può essere anche considerato come citazione del Campidoglio, luogo dove Petrarca venne incoronato poeta, in una cerimonia ispirata a rituali del mondo romano, l’8 aprile del 1341.
Il dipinto si presenta a una complessa lettura tutta volta alla glorificazione della cultura del paese appena costruito e alla sua storia. Al sommo della platea vi è la figura della Fama con la fiamma accesa simbolo stesso di gloria eterna e la corona d’alloro pronta a incoronare le più gradi menti dell’Italia presente e passata. Al suo fianco alcuni puttini sono intenti a intrecciare i rami della pianta per farne diventar delle corone; l’alloro è infatti fin dall’antichità simbolo di pace e soprattutto vittoria e gloria ma essendo anche una pianta sempreverde è diventata anche simbolo di immortalità.
Ad affiancare la Fama quattro tra i più grandi poeti e letterati della nostra storia, già laureati: Dante Alighieri, con la classica veste rossa, il cappello frigio e il naso aquilino, posa seduto di fronte a Petrarca. L’autore del Canzoniere è raffigurato stante vestito con tunica ricamata e sopra la mantellina con berretta su cui è inserita la corona d’alloro, mentre regge un libro. Alla destra della Fama le altre due figure possono essere identificate con Ludovico Ariosto, autore dell’Orlando furioso e Torquato Tasso creatore della Gerusalemme Liberata. Tutto attorno letterati, poeti, drammaturghi sono accompagnati dalle Muse verso il podio per ricevere il dono della gloria eterna e dell’immortalità nella storia nazionale. La figura in primo piano è Clio, figlia di Zeus e Mnemosine, considerata la musa del canto epico e della storia e spesso raffigurata con in mano una tavoletta da scrittura, o una pergamena aperta e uno stilo. Il suo nome, infatti, significa celebrare o rendere famoso; coloro i cui nomi sono da lei scritti ne otterranno rinomanza e gloria duratura.
La musa Polimnia è invece raffigurata sulla sinistra mentre indica la figura della Fama. Polimnia è la musa che presiede l’orchestica, la pantomima, la danza associate al canto sacro ed eroico ma viene associata anche alla retorica, alla memoria, alla geometria e alla storia. L’iconografia tipica la vede rappresentata come una giovane donna dall’aspetto devoto, avvolta da velo e mantello, con il capo cinto da una corona di perle, in questo caso la musa ha posto sulla testa una corona secondo un’iconografia ottocentesca (si veda il dipinto di Charles Meynier, Polimnia, Musa dell’eloquenza, Cleveland Museum of Art). I personaggi con lei raffigurati sono di difficile identificazione, una suggestione potrebbe rivedere nella figura con i capelli scuri Ugo Foscolo, seguito da Giacomo Leopardi (secondo l’iconografia della statua a Recanati), Vittori Alfieri e Vincenzo Monti.
Il folto gruppo di destra è accompagnato dalle muse Talia e Tersicore; la prima, raffigurata nell’atto di avanzare, è la Musa della commedia ed è raffigurata come una ragazza dall’aria allegra che tiene una maschera in mano, secondo la sua consueta iconografia. Tersicore, Musa della danza è invece raffigurata seduta con la lira posta ai suoi piedi. Infine, nella figura femminile abbozzata sullo sfondo è probabilmente raffigurata Melpomene, la musa della tragedia. Tra questi uomini illustri si possono intravedere delle somiglianze con Scipione Maffei (il primo personaggio inchinato), Giovanni Battista Basile, poi ancora Carlo Goldoni, Giovanni Battista Vico e Silvio Pellico (in un ritratto di gioventù).
Al centro del dipinto Calliope, musa della poesia epica il cui nome significa “dalla bella voce” invita il corteo degli artisti verso la gloria. Tra questi suggestivo sarebbe l’inserimento di Alessandro Manzoni, Giuseppe Parini, ma anche Vincenzo Cuoco, Tommaso Grossi, Niccolò Tommaseo, e Massimo d’Azeglio.
L’intera composizione rimanda ovviamente a precedenti celebri che non si possono non citare come la Scuola di Atene e Il Parnaso di Raffaello nella Stanza della Segnatura, qui i più grandi artisti del passato già laureati tra cui Omero, Saffo, Dante e Petrarca si ritrovano attorno ad Apollo e alle sue muse. Un esempio più coevo al nostro dipinto è il Parnaso dipinto da Anton Raphael Mengs (1728-1779) a Villa Albani.
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