XVII secolo
91 x 126
Stefano Camogli detto il Camoglino ( 1610 ca -?)
Natura morta con cane a pappagallo
Olio su tela, cm 91 x 126 – C:108 x 145
Il presente dipinto è riconosciuto quale autografo di Stefano Camogli detto il Camoglino (attivo a Genova dal 1616 al 1638), tra i più apprezzati specialisti di natura morta della pittura barocca genovese. Di lui scrive Carlo Giuseppe Ratti nel secondo volume delle Vite; lo storiografo aggiunge alcune notizie su di lui nella pagine dedicate alla vita di Domenico Piola, suo cognato in quanto il Camogli ne sposò la sorella Angiola. Qui si scrive: “ Pittore eccellente di arabeschi, di fogliami, di fiori e frutti, e di cose tale” esperto nella progettazione di effimeri , il quale , tuttavia “ non sapendo…far figure, si serviva in ciò di un giovinetti Piola: e siccome le occasioni venivano al Cammoggi assai frequenti: così il Piola ebbe agio d’esercitarsi nel maneggiare i colori a guazzo.” Maggiori informazioni sulla sua figura si trovano nella redazione manoscritta delle Vite nella quale era prevista inizialmente una sezione dedicata al solo Camogli. Si viene così a conoscenza dell’approssimativa data di nascita, il 1610 ca.; inoltre è chiaro la maggiore età rispetto al cognato Domenico, poiché quest’ultimo ancor giovane si esercitò presso di lui. È il Ratti che ci fornisce la notizia fondamentale dell’alunnato svolto dal Camogli presso la bottega del fiammingo Jan Roos ( Anversa 1591 – Genova 1638); pittore fiammingo che risiedeva a Genova dove si era fatto un nome e si era specializzato in nature morte e scene di mercato.
Nella grande bottega del Roos Camogli da subito prova di grande maestria soprattutto nella trattazione di brani floreali, dote per il quale il arti lo definisce “cotanto celebre nei fiori”.
Ed è da queste poche notizie biografiche che si è iniziato a riscrivere il catalogo del Camoglino, soprattutto guardando alle inflessioni stilistiche. Il suo pennello può essere rivelato sia in opere del Roos che del Piola. Si vedano per esempio le tele del Roos con Nabucodonosor e l’idolo d’oro e il Ciro che Sacrifica all’Idolo Bel dove l’offerta al dio pagano è contrassegnata da un grande vaso di fiori, caratterizzato da cromia più accesa, con colori squillanti gioca ciò una trattazione giocata sullo spesso re del colore che lascia in evidenza il segno netto del pennello.
Camogli collabora assiduamente col cognato Piola il primo responsabile delle nature morte e il secondo delle figure. Le dichiarazioni inventariali a suo nome dichiarano, già del XVII secolo, molti dipinti eseguiti con Piola, come il Gesù Bambino entro Ghirlanda di fiori del Museo dell’Accademia Linguistica di Genova e il paliotto con san Giovannino tra i fiori e racemi del Duomo di San Lorenzo e l’Allegoria di Pace e Abbondanza, da alcuni attribuiti solo al Piola ma oggi riletti sotto l’ottica della collaborazione. Divenuto celebre il Piola, soprattutto dopo la peste del 1657, che gli lascio campo libero, è facile pensare che il Camogli sia stato sempre più coinvolto nel lavoro del cognato. Considerato un abilissimo autore di ghirlande floreali Stefano Camogli lavora anche con il pittore Gioacchino Assereto: alla loro collaborazione può essere attribuita il San Giuseppe con il bambino della Pinacoteca di brera
Il Camogli fu anche progettista di apparati effimeri, come il catafalco funebre per Filippo IV eseguito nel luglio del 1667 e quello del cardinale Stefano Durazzo. È registrata anche un attività di disegnatore di modelli per la realizzazione a ricamo di composizioni floreali; la studiosa Marzia Cataldi Gallo ho infatti ipotizzato l’esistenza di una bottega di ricamatori, ancora senza nome, ma sicuramente collegata al Casa Piola.
Stefano Camogli era un maestro della pittura floreale, nature morte di frutta e animali, che dipingeva in modo molto veritiero. Il suo stile è caratterizzato da colori brillanti e vivacemente contrastati, la concezione sontuosamente monumentale, la morbidezza al tatto e la definizione minuziosa del dettaglio di ascendenza fiamminga. Fu particolarmente abile nel rappresentare gli animali in modo espressivo e realistico. Probabilmente avendo accesso alla serie di disegni di animali del pittore italiano Sinibaldo Scorza, conosciuto soprattutto per i quadretti di piccolo formato di stampo mitologico in cui gli animali giocano un ruolo preponderante e per il corpus di disegni, che era presente nella bottega del cognato Domenico Piola.
La presente opera si inserisce perfettamente nella produzione di Stefano Camogli; il brano floreale realizzato con colori vivaci e la pennellata impastata e corposa sono caratteristiche peculiari del suo stile, così come l’attenzione al dettaglio nella resa dei melograni e dei carciofi così come delle castagne e i loro ricci, resi ago per ago. Anche al presenza di due animali, il cane e il pappagallo si spiega con la conoscenza delle opere di Sinibaldo Scorza.
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