XIX secolo
56 x 24 x 13
Vincenzo Gemito (Napoli, 1852 – 1929)
Ritratto di Ernest Meissonier
Bronzo, cm 56 x 24 x 13
Firmato e timbrato dalla fonderia sul lato della base GEMITO
Realizzato dopo l’incontro parigino del 1878, il Ritratto di Ernest Meissonier rappresenta una significativa testimonianza dei rapporti internazionali intrecciati da Vincenzo Gemito negli anni della sua piena maturità artistica. La prima versione della scultura, presentata alla Promotrice di Torino del 1880, raffigura il celebre pittore francese in piedi, mentre impugna il pennello e sostiene la tavolozza, colto dunque nel momento stesso dell’esercizio creativo. Il bronzo restituisce con straordinaria efficacia la personalità dell’effigiato: la postura sicura, lo sguardo concentrato, la lunga barba e l’abbigliamento accuratamente descritto concorrono a definire l’immagine di un artista affermato e consapevole del proprio prestigio. Ernest Meissonier, tra i pittori più celebri della Francia ottocentesca, era noto a livello internazionale per le sue scene storiche e di genere, spesso ambientate nel Settecento e caratterizzate da una minuziosa attenzione al dettaglio. L’opera nasce dall’amicizia sviluppatasi tra Meissonier e Gemito durante l’Esposizione Universale di Parigi del 1878. In quegli anni il giovane scultore napoletano stava ottenendo un crescente successo fuori dall’Italia e il confronto con il maestro francese contribuì ad ampliare i suoi riferimenti culturali. Nel ritratto emerge infatti un evidente mutamento stilistico rispetto alla produzione precedente: la materia non è più modellata con l’immediatezza che caratterizza le figure popolari napoletane, ma si fa più controllata, preziosa e analitica. Ogni particolare dell’abito, della capigliatura e degli strumenti del mestiere è definito con attenzione, in sintonia con il gusto dell’artista raffigurato.
Il confronto con il celebre Pescatore, conservato presso il Museo del Maschio Angioino di Napoli, evidenzia chiaramente tale evoluzione. Nel giovane ragazzo colto in un gesto spontaneo prevalgono l’energia del movimento e la freschezza dell’osservazione dal vero; nel Ritratto di Meissonier la costruzione appare invece più meditata e solenne, orientata a celebrare una personalità riconosciuta. Analogamente, rispetto al Pescatorello del Museo di Capodimonte, dove la vitalità infantile è resa attraverso una modellazione rapida e vibrante, il bronzo dedicato al pittore francese manifesta una ricerca più elegante e descrittiva, quasi un omaggio alla tradizione del ritratto ufficiale. Un ulteriore termine di paragone è offerto dal Busto di Giuseppe Verdi conservato presso il Museo Teatrale alla Scala. In entrambe le opere Gemito dimostra una straordinaria capacità di cogliere il carattere psicologico del soggetto, evitando ogni fredda idealizzazione.
Nato a Napoli nel 1852 e abbandonato alla nascita, Vincenzo Gemito fu affidato a Giuseppina Baratta e si formò nelle botteghe di Emanuele Caggiano e Stanislao Lista, studiando parallelamente la ritrattistica presso il Museo Nazionale. Dopo gli esordi all’Accademia di Belle Arti, il successo arrivò rapidamente grazie alla forza innovativa delle sue sculture ispirate alla vita popolare napoletana. I soggiorni a Parigi, la partecipazione ai Salon e alle grandi esposizioni internazionali ampliarono il suo orizzonte culturale, mentre la fondazione della Fonderia Gemito nel 1883 gli consentì di controllare direttamente la qualità delle fusioni. Il Ritratto di Meissonier si colloca in un momento cruciale di questo percorso.
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