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Epoca

XIX secolo

Misure

102 x 75

Descrizione

XIX secolo, Da Palma il Vecchio

La Bella

Olio su tela, cm 102 x 75

Con cornice, cm 119 x 93

Il dipinto in esame riprende in maniera diretta il celebre prototipo di Jacopo Negretti, detto Palma il Vecchio (Serina, 1480 ca – Venezia, 1528), noto come La Bella, una giovane donna a mezza figura riconducibile alla celebrazione dell’ideale estetico del Rinascimento veneziano. La figura femminile si staglia su uno sfondo scuro ed è immortalata con lo sguardo rivolto leggermente verso l’osservatore, caratterizzata da un incarnato candido e luminoso e da morbidi capelli biondo-ramati che ricadono sulle spalle. Con la mano destra la donna sfiora con eleganza una ciocca della sua folta chioma, portandola verso il petto, mentre la mano sinistra poggia con naturalezza su un basamento in pietra posto in primo piano. La veste descrive una profonda scollatura che lascia scoperte la gola e la parte superiore del busto, evidenziando una camicia bianca finemente increspata su cui si appoggia un suntuoso manto di un rosso vivido, arricchito da inserti e risvolti in seta ottanio e maniche decorate a sbuffo con inserti policromi. Palma il Vecchio fu, di fatto, uno dei protagonisti della pittura veneziana del Rinascimento. Trasferitosi giovanissimo a Venezia dalla bergamasca, seppe assimilare e rielaborare la lezione di maestri come Giorgione, Giovanni Bellini e Tiziano. La sua cifra stilistica si distinse per l’uso maestoso del colore sfumato, la morbidezza degli incarnati e una straordinaria resa sensoriale dei tessuti. Molto apprezzato sia dalla committenza pubblica per le sue Sacre Conversazioni, sia da quella privata per le allegorie e i ritratti, diede vita al celebre filone ideale delle “Belle Donne” — figure femminili di radiosa bellezza nuziale e sensualità pacata che diventarono un vero e proprio modello estetico per l’epoca, nel quale si inserisce la nostra tela. Tra le curiosità legate a questo modello figura l’eterno dibattito sull’identità della figura: se in passato si tendeva ad associare queste sensuali immagini a celebri cortigiane dell’epoca, la critica storico-artistica moderna interpreta la raffigurazione come un’immagine allegorica o ideale della bellezza sponsale, ricca di richiami alla fertilità, al pudore e alla preparazione al matrimonio, dove il gesto di pettinarsi o toccarsi i capelli rimanda ai rituali della toeletta nuziale. Nel capolavoro autografo di Palma il Vecchio (oggi conservato al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid) si ritrova inoltre sul parapetto di pietra un’enigmatica iscrizione in lettere capitali, “A M B N D”, che gli studiosi hanno a lungo tentato di decifrare come acronimo di un motto amoroso o di una dedica che tuttora mantiene attorno al dipinto un’aura di fascino e mistero. L’elaborazione di questa specifica posa e dell’impostazione monumentale della figura mostra una stretta e diretta derivazione dal linguaggio figurativo di Tiziano Vecellio, in particolare dal celebre capolavoro Amor Sacro e Amor Profano del 1514. Palma il Vecchio riprende e rielabora la figura della sposa vestita posizionata sulla sinistra del sarcofago tizianesco, mutuandone l’eleganza del panneggio rosso, la resa cromaticamente calda degli incarnati, il morbido modellato del volto e la presenza del parapetto marmoreo usato come espediente spaziale e compositivo. La lezione di Tiziano nell’uso del colore sfumato e nella resa tattile dei tessuti e delle stoffe preziose viene qui assimilata da Palma, che trasforma l’allegoria complessa tizianesca in un’icona di seducente serenità e bellezza individuale. La fortuna critica ed esecutiva di questo soggetto fu straordinaria, tanto da generare nel corso del tempo numerose repliche e varianti per mano di botteghe e collezionisti affascinati dal mito della pittura veneziana. Le vicende collezionistiche del prototipo originale di Palma il Vecchio testimoniano la grande rilevanza di cui ha sempre goduto: la tela appartenne dapprima alla prestigiosa collezione romana Sciarra-Colonna, un passaggio storico nel quale il dipinto era inizialmente conosciuto e catalogato con il titolo di La Bella de Tiziano, a dimostrazione della fortissima impronta tizianesca percepita dai contemporanei. Successivamente, l’opera fu acquistata dal barone Edmond de Rothschild ed esposta nelle sale del Castello di Ferrières, dove rimase custodita fino alla metà del Novecento. In seguito, fu alienata a Guy de Rothschild e trasferita a Villa Favorita, la celebre residenza di Castagnola sul Lago di Lugano legata alla famiglia Thyssen-Bornemisza, prima di giungere infine alla sua attuale e definitiva collocazione nelle collezioni del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

 

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