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Epoca

XIX secolo

Misure

94,5 x 51

Descrizione

XIX secolo, da Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 27 agosto 1576)

Assunta

Olio su tela, cm 94,5 x 51 – con cornice, cm 109 x 65

Iscrizione F sul retro

 

Un dipinto ottocentesco riprende, con evidente fedeltà compositiva, la celebre Assunta di Tiziano, replicandone l’impianto a tre registri sovrapposti che tanto colpì i contemporanei del maestro cadorino: in basso gli apostoli, colti in pose concitate e con le braccia protese verso il cielo, assistono stupefatti al miracolo; al centro la Vergine, avvolta nel manto blu e nella veste rossa, sale verso l’alto sorretta da una schiera di angioletti tra le nuvole; in cima, entro una cornice ad arco che ripropone la struttura architettonica dell’originale, Dio Padre attende la Madre di Cristo affiancato da una figura angelica. Questa versione, custodita entro un’elegante cornice dorata mistilinea con coronamento a tutto sesto, testimonia la persistente fortuna iconografica dell’opera tizianesca ben oltre i secoli della sua creazione.

L’originale, databile al 1516-1518 e tuttora conservato sull’altare maggiore della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, fu commissionato dai francescani al giovane Tiziano, allora poco più che ventenne, e rappresentò una svolta radicale nella pittura sacra veneziana. La sua novità compositiva e cromatica lasciò sconcertati i contemporanei, tanto che i frati committenti stavano per rifiutarla, salvati solo dall’intervento di un ambasciatore austriaco pronto ad acquistarla. I pittori lagunari, abituati alla quiete compositiva di Giovanni Bellini, faticarono ad accogliere questa rottura, come testimoniano le parole di Ludovico Dolce, che nel 1557 ricordava le critiche dei “pittori goffi e lo sciocco volgo”. Placatasi l’iniziale ostilità, l’opera venne riconosciuta come sintesi perfetta tra la grandezza michelangiolesca, la grazia raffaellesca e il colore naturale tipicamente veneto.

Da quel momento l’Assunta divenne un modello imprescindibile, capace di condizionare per secoli lo sviluppo della pittura sacra europea, dal Rinascimento maturo fino al Barocco e oltre. Lo stesso Tiziano tornò sul soggetto nel 1535 con l’Assunzione per il Duomo di Verona, mostrando un linguaggio pittorico ormai mutato. Nei secoli successivi innumerevoli artisti guardarono a questa composizione come termine di paragone assoluto per affrontare il tema dell’Assunzione, replicandone lo schema piramidale e il dinamismo delle figure. Copie e derivazioni come questa, realizzate tra Settecento e Ottocento per collezioni private o edifici religiosi minori, rientrano proprio in questa lunga tradizione di studio e ammirazione, confermando come l’invenzione tizianesca continuasse a essere considerata, secoli dopo, il punto più alto raggiunto dalla pittura sacra veneziana nel rappresentare il trionfo mariano.

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