XVII secolo
30 x 48,5
Antonio Tempesta (Firenze, 1555 – Roma, 1630) attr.
Scene di battaglia (Battaglia della Bicocca)
Olio su rame, cm 30 x 48,5 – con cornice, cm 38 x 57
Antonio Tempesta, pittore e incisore fiorentino, si formò nella bottega di Giovanni Stradano prima di trasferirsi a Roma, dove sviluppò una straordinaria specializzazione nella pittura di battaglia, di caccia e di soggetto storico. La sua produzione grafica, oltre millecinquecento incisioni, godette di larghissima diffusione europea, influenzando profondamente generazioni di pittori del genere bellico.
La coppia di dipinti in esame, eseguita con la tecnica dell’olio su rame, è ascrivibile alla sua mano e costituisce un esempio emblematico della pittura di battaglia del XVII secolo. Il supporto in rame, prediletto dagli artisti del tardo Manierismo per la sua capacità di restituire dettagli minuti e smalti cromatici luminosissimi, esalta la stesura rapida e nervosa dell’artista, amplificando i riflessi metallici delle armature e la vibrazione delle scene di fuoco. Nella prima composizione lo sguardo è catturato dall’assalto a una piazzaforte cinta da bastioni, dove la fortezza appare avvolta da fiamme ed esplosioni mentre lo sfondo si fa fumoso e indistinto verso un orizzonte basso e plumbeo. Nella seconda scena l’azione si sposta in campo aperto, con una carica di cavalleria in cui truppe cristiane, riconoscibili per armature brunite e piumaggi variopinti, si scontrano con reparti ottomani. In entrambe le composizioni le lance costituiscono un elemento strutturale e quasi una cifra stilistica: le aste serrate, inclinate in diagonale e sormontate da stendardi rossi schioccanti al vento, conferiscono ritmo e tensione drammatica, guidando l’occhio in profondità secondo una soluzione prospettica che Tempesta aveva codificato nelle sue incisioni. La resa plastica dei cavalli in impennata, la precisione nei riflessi delle corazze e la gestione delle masse su piani narrativi sovrapposti rimandano con coerenza alla sensibilità compositiva dell’artista fiorentino.
Il dipinto raffigura la battaglia della Bicocca, combattuta il 27 aprile 1522 presso l’omonima fortezza situata strategicamente tra Milano e Monza. All’epoca, la Bicocca era una villa fortificata che fungeva da caposaldo per le armate imperiali di Carlo V.Lo scontro vide contrapposte le forze difensive spagnole e imperiali alle truppe assedianti della coalizione franco-veneziana-svizzera, guidata per conto di Francesco I dal maresciallo Lautrec e, per la parte veneziana, da Andrea Gritti (che sarebbe in seguito divenuto Doge di Venezia). La battaglia fu estremamente sanguinosa: le cronache riportano la morte di oltre 3.000 soldati, la maggior parte dei quali tra le file degli svizzeri e dei veneziani.
Un elemento di grande interesse iconografico è la presenza delle picche in mano ai fanti. Queste armi lunghe sono la testimonianza di una dottrina bellica ormai al tramonto, fotografata proprio nel momento della transizione verso l’uso massiccio delle armi da fuoco, che di lì a poco avrebbero rivoluzionato i campi di battaglia europei. Inoltre, all’interno della raffigurazione è possibile scorgere alcuni soldati turchi, un dettaglio che richiama l’allora scandalosa alleanza strategica stretta da Francesco I con l’Impero Ottomano per tentare di arginare lo strapotere di Carlo V.
Nonostante l’imponente schieramento, i francesi non riuscirono a scacciare gli spagnoli, che ottennero una vittoria decisiva. Questo episodio si inserisce nel lungo e complesso mosaico delle Guerre d’Italia, un periodo di instabilità e conflitti che trovò la sua definitiva conclusione solo nel 1559, con la firma della pace di Cateau-Cambrésis.
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