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Epoca

XIX Secolo

Misure

69 x 59

Descrizione

Cesare Maccari (Siena, 9 maggio 1840 – Roma, 7 agosto 1919)

Bozzetto per la decorazione della cupola della Basilica della Santa Casa di Loreto (Spicchio dello Speculum Justitiae)

Olio su tela, cm 69 x 59

Il bozzetto a olio in esame, concepito da Cesare Maccari come studio preparatorio per uno degli spicchi della cupola della Basilica della Santa Casa di Loreto, restituisce con immediatezza la tensione tra invenzione compositiva e finalità devozionale che caratterizza l’intero ciclo lauretano. La scena si articola attorno a uno spazio centrale lasciato volutamente libero, destinato in sede definitiva a ospitare un tabernacolo, secondo l’assetto decorativo previsto per la cupola. Ai lati, gruppi di figure angeliche disposte in modo simmetrico cantano e suonano strumenti, immerse in una luminosità dorata che allude alla dimensione celeste; in basso, putti e cherubini animano la composizione con movimenti più sciolti, mentre un angelo in volo introduce una linea diagonale che dinamizza l’insieme. Le pennellate rapide ma precise rivelano il carattere di studio dell’opera, ma già lascia emergere l’equilibrio tra naturalismo e idealizzazione proprio del linguaggio di Maccari. Il bozzetto si inserisce nel vasto progetto decorativo che l’artista realizzò per la cupola del santuario tra il 1888 e il 1894, un’impresa complessa preceduta da un articolato corpus di disegni e studi preparatori. Questi lavori, conservati nello studio del pittore anche dopo la sua morte, furono messi in vendita nel 1921 e gli invenduti donati nel 1955 alla Santa Casa, dove sono tuttora custoditi. L’intero programma iconografico comprendeva otto edicolette con cori angelici, otto lunette dedicate alle invocazioni mariane e altrettanti scomparti nel tamburo con episodi legati al dogma dell’Immacolata Concezione, oltre a studi per i finestroni. Lo spicchio cui si riferisce il bozzetto è legato all’invocazione Speculum Justitiae delle Litanie lauretane, antica preghiera mariana diffusasi proprio grazie al santuario di Loreto e formalmente approvata nel XVI secolo.

Nato a Siena nel 1840, Maccari si formò inizialmente come scultore per poi orientarsi verso la pittura sotto la guida di Luigi Mussini. L’educazione accademica fu arricchita dallo studio dei maestri veneti del Cinquecento e dei grandi protagonisti del Rinascimento fiorentino, tra cui Raffaello e Leonardo. Trasferitosi a Roma, ottenne importanti commissioni pubbliche, a partire dalla decorazione della Cappella Reale del Sudario, conclusa nel 1873, che gli procurò una solida reputazione. Il successo si consolidò ulteriormente con gli affreschi della celebre sala del Senato che porta il suo nome, realizzati tra il 1881 e il 1888, e con altri interventi a Siena, Genova e Nardò. La decorazione della cupola di Loreto, considerata il suo capolavoro, rappresenta il punto più alto di una ricerca stilistica che fonde istanze puriste e suggestioni neorinascimentali con una sensibilità verista emendata, come osservato dalla critica, capace di coniugare verità e idealizzazione. Un documento fotografico del 1905 testimonia l’importanza attribuita a questi studi preparatori: l’immagine ritrae Maccari nel suo studio mentre accompagna il re d’Italia Vittorio Emanuele III nella visione dei cartoni destinati al Palazzo di Giustizia. Nella parte alta dello sfondo si intravedono anche alcuni bozzetti per la Basilica di Loreto, tra cui si riconosce proprio quello in esame, a conferma della continuità tra progettazione e realizzazione e del valore attribuito a questi modelli nell’officina creativa dell’artista. Colpito da paralisi nel 1909 mentre era ancora impegnato in importanti lavori romani, Maccari dovette interrompere l’attività; morì nel 1919, lasciando un corpus di opere che testimonia una delle più coerenti interpretazioni della pittura monumentale italiana tra Otto e Novecento.

 

 

 

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