XVII secolo
180 x 142
Jacopo Palma il Giovane (Venezia, 1549 – 1628), bottega di
Caino e Abele
Olio su tela, cm 180 x 142 – con cornice, cm 205 x 168
L’opera raffigurante l’Uccisione di Abele, eseguita ad olio su tela nel primo quarto del XVII secolo, fa parte della corrente della pittura veneta dominata dall’eredità artistica di Jacopo Negretti, noto come Palma il Giovane. Nato a Venezia nel 1548 in un’illustre famiglia d’artisti, di cui facevano parte Palma il Vecchio e Bonifacio de’ Pitati, il maestro si formò tra la città lagunare, Urbino e Roma sotto la protezione di Guidobaldo II della Rovere, assimilando la lezione di Raffaello, Michelangelo e del manierismo romano. Entrato nella bottega di Tiziano nel 1570, di cui completò la celebre Pietà, Palma si affermò come una delle figure più prolifiche e influenti del tardo Cinquecento e del primo Seicento veneto. La sua lezione alimentò un’operosa bottega in cui si formarono e collaborarono numerosi pittori attivi nel primo quarto del Seicento, tra i quali Giovanni Andrea Bertanza, e il suo stile divenne un punto di riferimento duraturo anche per generazioni di artisti attivi in Friuli e la provincia veneta. Nel dipinto in esame, la drammatica scena biblica mostra Caino nell’atto di scagliare con violenza una clava contro il fratello Abele, il cui corpo giace riverso a terra, colto in uno scorcio anatomico di forte impatto emotivo. La composizione deriva direttamente dai modelli autografi del maestro, riprendendo nello specifico la struttura dell’Uccisione di Abele dipinta da Palma il Giovane nel 1603 per l’interno della porta dell’organo del Duomo di Santa Maria Annunciata a Salò. Rispetto all’esemplare di Salò, la tela in oggetto presenta un taglio compositivo leggermente più stretto e una variazione nelle tipologie di frutti inserite nel brano di natura morta collocato in basso a sinistra. Uno schema iconografico e formale simile fu replicato dal maestro anche nella redazione oggi conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, eseguita negli stessi anni per la prestigiosa collezione veneziana di Bartolomeo della Nave. La costruzione delle figure e la resa plastica delle muscolature riflettono la lezione compositiva di Palma il Giovane e la reinterpretazione che ne fecero gli allievi e i collaboratori della sua bottega. I corpi contratti e in forte tensione dinamica rimandano alle soluzioni adottate dal maestro nelle tele con i Peccatori avvolti nelle fiamme, eseguite nel 1600 per la Scuola di San Fratin e oggi conservate nell’Aula Magna dell’Ateneo Veneziano, ove le anatomie vengono esaltate in pose complesse e drammatiche. Allo stesso modo, la figura di Abele distesa al suolo richiama il corpo scorciato nella Conversione di Saulo in collezione privata bergamasca, dimostrando come la resa anatomica e l’uso sapiente del chiaroscuro venissero declinati dai collaboratori attivi attorno al maestro. L’impianto scenico affonda infine le sue radici nella grande tradizione del Cinquecento veneziano. Il soggetto dell’Uccisione di Abele trova infatti un celebre precedente nella tela di Tiziano realizzata per la chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia, così come nell’opera di medesimo tema dipinta da Tintoretto per la Scuola della Trinità e oggi conservata alle Gallerie dell’Accademia. Dai due grandi maestri della pittura lagunare, Palma il Giovane e i pittori della sua bottega mutuarono il dinamismo violento, l’espressività dei panneggi e il forte contrasto chiaroscurale, traducendoli in una stesura rapida, armonica ed efficace, pienamente rappresentativa della produzione di bottega del primo Seicento.
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