XVII secolo
45,5 x 65
Niccolò Codazzi (Napoli, 1642 – Genova, 1693) e
Filippo Lauri (Roma, 1623 – 1694)
Martirio di S. Sebastiano presso l’Arco di Tito
Olio su tela ovale, cm 45,5 x 65
Con cornice, cm 60 x 75
Bibliografia: E. Martini, Filippo Lauri (1623-1694) e il dipingere in piccolo. Opera completa, Roma, L’Erma di Bretschneider, in corso di pubblicazione.
L’opera in esame, raffigurante l’episodio del Martirio di San Sebastiano di fronte al celebre Arco di Tito a Roma, costituisce una significativa testimonianza della sinergia artistica tra Niccolò Codazzi (Napoli, 1642 – Genova, 1693), primogenito del maestro Viviano Codazzi, e Filippo Lauri (Roma, 1623 – 1694). Figlio d’arte formatosi inizialmente a Napoli presso la bottega paterna, Niccolò portò avanti la tradizione delle prospettive architettoniche, divenendo uno dei più celebri quadraturisti e vedutisti del Seicento attivo tra Roma, la Francia e Genova. Documentato nella capitale intorno al 1675 per i lavori a Palazzo Altieri, si trasferì poi in Francia dove, grazie a Charles Lebrun, entrò nell’Académie Royale di Parigi (1682) e collaborò ai decori di Versailles per Luigi XIV. Rientrato in Italia, si stabilì a Genova dal 1688, realizzando importanti quadrature a Palazzo Rosso con l’aiuto di Paolo Gerolamo Piola e Gregorio De Ferrari. Seguendo l’esempio del padre, da cui ereditò la maestria nella prospettiva architettonica ma da cui vi si distingueva per un’impaginazione più aperta, Niccolò scelse di avvalersi di numerosi collaboratori per la complessa realizzazione dei protagonisti umani che popolavano le sue scene, preferendo concentrare il suo talento sulla resa monumentale di rovine, palazzi e prospettive urbane. Tra tutte le collaborazioni che costellarono la sua carriera, tra cui si possono citare, oltre a Piola e De Ferrari, Theodor Helmbreker, Jacob de Heusch, Giovanni Ghisolfi, Pieter van Bloemen, Adrien van der Cabel, Vincent Giner e Luigi Gentile, quella con Filippo Lauri (Roma, 1623 – 1694) rappresentò senza dubbio l’apice qualitativo e poetico della sua produzione, segnando un passaggio fondamentale verso un gusto più decorativo e pre-settecentesco. Il rapporto tra Codazzi e Lauri non si esaurì in una semplice spartizione tecnica del lavoro, ma si connotò come una vera e propria fusione di visioni artistiche. Mentre Niccolò costruiva spazi vasti, spesso caratterizzati da un rigore geometrico che richiamava l’eredità paterna pur concedendosi a una maggiore libertà barocca, Lauri interveniva popolando quelle quinte con figure di straordinaria eleganza. Noto per la sua capacità di sintetizzare l’influenza di Pietro da Cortona con una sensibilità cromatica di matrice veneta, mediata dallo stile di Pier Francesco Mola, la produzione di Lauri risentì anche del classicismo purista di Poussin e dell’influenza dei Bamboccianti, che lo portarono ad eccellere nelle figure di piccolo formato inserite in contesti paesaggistici e architettonici. Lauri, infatti, introduceva nelle tele sia di Niccolò che di Viviano Codazzi una vitalità vibrante, dove i personaggi non costituivano semplici elementi di scala per dare proporzione agli edifici, ma veri protagonisti di scene mitologiche, bibliche o letterarie che trasformavano le vedute architettoniche in scene teatrali. In queste opere, il contrasto tra la pietra grigia o i marmi antichi di Codazzi e i panneggi cangianti, ricchi di lacche rosse e azzurri profondi dipinti da Lauri, creava un equilibrio visivo dinamico e sofisticato. La tela qui mostrata, la cui attribuzione delle figure all’artista romano è stata confermata anche dalla Dott.ssa Elisa Martini, rappresenta un mirabile esempio del sodalizio tra la precisione architettonica di Niccolò e la sensibilità barocca del suo collaboratore più fidato. Il Martirio di San Sebastiano ambientato tra le maestose rovine dell’Arco di Tito e le strutture di Palazzo Frangipane era un soggetto che Codazzi aveva già affrontato in precedenza in ambito francese; questa specifica location, inoltre, ricorre più volte nel catalogo dell’artista; ne è un esempio significativo il pendant conservato presso il Museo di Belle Arti di Nantes. La produzione di Niccolò Codazzi non può essere scissa dal da quella del padre: fu proprio Viviano a codificare questo sistema di collaborazioni, appoggiandosi stabilmente a maestri del calibro di Domenico Gargiulo, Michelangelo Cerquozzi e lo stesso Lauri, che rappresentò di fatto il trait d’union generazionale tra padre e figlio: si vedano, ad esempio, La strage degli Innocenti presso la Bayerische Staatsgemaldesammlungen di Monaco o ancora l’Adorazione dei Magi con la Basilica di Costantino conservata a Chateauroux nel Musée Bertrand. Anche Niccolò fu un artista che comprese profondamente il valore della specializzazione, trasformando la necessità di collaborare in un marchio di fabbrica che definì il prestigio delle sue opere. Egli seppe tessere una rete di relazioni artistiche che toccò i centri nevralgici della pittura europea, adattando di volta in volta il proprio stile per soddisfare committenze diverse.
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