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Epoca

XVI secolo

Misure

10,5 x 14 

Descrizione

Scuola di Malines, XVI secolo

Allegoria del gusto

Alabastro, cm 10,5 x 14

Cornice originale, cm 21 x 24

Il raffinato rilievo in avorio raffigura l’Allegoria del Gusto (Gustus), concepita come parte integrante del celebre e fortunato ciclo dedicato ai Cinque Sensi. La composizione presenta una figura femminile dal corpo monumentale e di spiccata intonazione manierista, adagiata in un lussureggiante paesaggio bucolico. La donna, abbigliata con una veste d’ispirazione classica e ampi drappeggi che le avvolgono le gambe, regge con la mano destra una grande cesta intrecciata traboccante di frutti, mentre accosta delicatamente la mano sinistra al volto in un gesto concentrato che evoca l’assaggio e la percezione sensoriale. L’apparato iconografico risulta rigorosamente codificato attraverso una serie di attributi parlanti, tra cui spicca, nell’angolo inferiore destro, una scimmia intenta a portare un frutto alla bocca. Nell’iconografia allegorica rinascimentale e barocca, formalizzata da repertori figurativi come l’Iconologia di Cesare Ripa e diffusa ampiamente dalle incisioni nordiche, la scimmia costituisce l’animale simbolo del Gusto per la sua proverbiale voracità e la naturale inclinazione verso i frutti dolci. A completare la simbologia della degustazione e del nutrimento compaiono in basso a sinistra un elegante bricco ansato con mascherone a rilievo e una coppa su stelo, affiancati da una seconda fruttiera colma a terra. Sul fondo, dominato da frondosi alberi da frutto, si intravede sulla destra un dettaglio narrativo di grande suggestione: un contadino salito su una scala a pioli per la raccolta dei pomi, elemento che intreccia la dimensione allegorica alla vita rustica.

Dal punto di vista della genesi compositiva, l’intagliatore ha tratto il suo modello diretto dall’incisione a bulino eseguita nel 1581 da Raphaël Sadeler I su invenzione del maestro anversese Maerten de Vos. La stampa originale, accompagnata dal motto latino «Iucundo quidnam queat amoenius esse sapore?», godette di una straordinaria circolazione nell’Europa centro-settentrionale, diventando un fondamentale repertorio di modelli per le arti applicate. L’artefice della placca, riconducibile alla produzione fiamminga di Malines tra la fine del XVI e il primo XVII secolo, dimostra una maestria eccezionale nel trasporre il linguaggio grafico dell’incisione nella plasticità tridimensionale dell’avorio. La corrispondenza con il foglio di Sadeler è puntuale in ogni dettaglio: dalla posa della figura centrale alla conformazione del cesto traforato, dalla postura della scimmia fino alla sagoma del recipiente con mascherone. L’intaglio sfrutta appieno lo spessore della materia prima, graduando abilmente i volumi: l’altorilievo accentuato conferisce pienezza e morbidezza alle carni femminili e al modellato dei frutti, mentre un delicatissimo bassorilievo definisce la resa paesaggistica e atmosferica dello sfondo.

L’opera si inserisce pienamente nella tradizione delle placchette e dei rilievi in avorio destinati a decorare preziosi stipi, monetieri o cofanetti da collezione per le Kunstkammer dell’epoca. Tra i principali confronti iconografici figurano le numerose serie dei Cinque Sensi prodotte nei centri d’eccellenza per la lavorazione dell’avorio come Malines, Augusta e Dieppe, oltre alle successive rielaborazioni plastiche della cerchia di Gerard van Opstal ad Anversa. Sul piano grafico, il soggetto trova un parallelo immediato nelle parallele varianti incisorie firmate da Adriaen Collaert sempre da De Vos, mentre in ambito pittorico il medesimo programma concettuale raggiungerà il suo apice monumentale nell’Allegoria del Gusto eseguita nel 1618 da Jan Brueghel il Vecchio e Peter Paul Rubens, oggi conservata al Museo del Prado di Madrid, dove la scimmia, i cesti di frutta e le stoviglie preziose ritornano quali inconfondibili emblemi del piacere dei sensi.

 

 

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