XVIII secolo
100 x 127
Seguace di Melchior de Hondecoeter (Utrecht, 1636 – Amsterdam, 3 aprile 1695), XVIII secolo
Un gallo difende una gallina dall’attacco di un rapace
Olio su tela, cm 100 x 127
La pittura di genere dedicata alle scene di cortile trovò nel Seicento olandese il suo interprete più celebre in Melchior de Hondecoeter. L’opera qui esaminata, realizzata da un raffinato seguace del XVIII secolo, testimonia in modo eloquente la duratura fortuna critica e stilistica dei modelli creati dal maestro di Utrecht. Hondecoeter, esponente di una dinastia di artisti originaria di Anversa e giunta nei Paesi Bassi per motivi religiosi, apprese l’arte dal padre Gijsbert e proseguì gli studi con lo zio Jan Baptist Weenix. Da quest’ultimo ereditò il gusto per le scene di caccia e i paesaggi italianeggianti, giungendo a una resa plastica e dinamica degli animali che gli valse il soprannome di «Raphaël des oiseaux». Questa splendida tela settecentesca ripropone con notevole perizia una delle scene animate dal forte dinamismo teatrale che resero celebre il maestro, ponendosi come felice prosecuzione di una tradizione che preluse alle sfarzose soluzioni decorative del Rococò.
Al centro della composizione si consuma una vivace dinamica animale, imperniata sullo scontro tra un imponente gallo dal piumaggio policromo e un rapace dal piumaggio bruno, colto nell’atto di ghermire una gallina screziata di bianco e nero, ormai sottomessa al suolo. La tensione drammatica è amplificata dalle ali spiegate e dal becco spalancato dei protagonisti, che evocano un intento narrativo quasi teatrale, tipico delle invenzioni di Hondecoeter. Sulla destra, il superbo gallo avanza vigorosamente, con le penne della coda nere e lucide che si stagliano contro il cielo nuvoloso, mentre un volatile nero osserva la scena in ombra sulla sinistra. Questa orchestrazione dei corpi, unita a una resa minuta del piumaggio, invita a un immediato confronto con capolavori autografi del maestro olandese. Si ravvisano infatti forti affinità con l’opera «Galli e galline in un paesaggio» della Mauritshuis dell’Aia, dove la vibrante descrizione anatomica e la fiera attitudine del gallo definiscono lo spazio compositivo. Allo stesso modo, il dipinto «Due galline e un’oca» del Bowes Museum di Durham offre un parallelo stringente per l’espressività dei volatili e la morbidezza dell’impasto con cui sono restituiti i dettagli piumati, confermando come il seguace avesse assimilato appieno la tecnica e il repertorio del maestro.
Lo sfondo rivela la chiara influenza dei pittori Dutch Italianates, che segnò profondamente la produzione di Hondecoeter dopo il suo trasferimento ad Amsterdam nel 1664. Il paesaggio retrostante, con strutture architettoniche classicheggianti lambite dall’acqua e immerse in una calda luce crepuscolare, attenua la concitazione del primo piano, collocando gli animali in un contesto idilliaco e monumentale. L’eccellente fusione tra il realismo analitico olandese e la sensibilità atmosferica mediterranea conferisce al dipinto un’eleganza decorativa straordinaria, che giustifica l’enorme popolarità di questo genere presso le collezioni del Settecento. L’opera si presenta così come una pregevole testimonianza della ricezione del naturalismo barocco olandese.
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