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Epoca

XVIII secolo

Misure

cm 63 x 76 – con cornice, cm 80 x 91

Descrizione

Tommaso Realfonzo, detto Masillo (Napoli, 1677 ca. – 1743)

Nature morte di frutta e fiori all’aperto

Olio su tela, ciascuna 63 x 76 – con cornice, cm 80 x 91

La seconda è firmata Realfonzo in basso a sinistra

Scheda critica del Prof. Alberto Cottino

 

La coppia di nature morte qui presentata mette in scena, su un piano ravvicinato e in una suggestiva ambientazione notturna, agrumi interi e a fette, fichi, olive, albicocche e vasi di terracotta colmi di fiori, disposti direttamente sul terreno brullo, senza artifici scenografici. In uno dei due dipinti compare una firma perfettamente leggibile, che conferma quanto lo stile già lascia intuire: si tratta di un’opera di Tommaso Realfonzo, detto Masillo, pittore napoletano attivo in piena maturità e in un momento di particolare vena espressiva. Il segno pittorico è naturalistico, quasi neocaravaggesco, temperato da una luce più morbida e avvolgente che non intacca l’incanto di un’atmosfera ancora pienamente contemplativa. La qualità sostenuta di queste tele, in linea con le altre opere certe dell’artista, ne ribadisce l’importanza: in pieno Settecento Realfonzo prosegue in chiave originale, non epigonica, la grande tradizione del secolo d’oro della natura morta napoletana.

Allievo di Andrea Belvedere, come ricorda Bernardo De Dominici nella sua celebre biografia settecentesca, Realfonzo non ne fu tuttavia un semplice continuatore: pur muovendo dagli insegnamenti del maestro, sviluppò una sensibilità arcaizzante e naturalistica che lo colloca sulla scia di Giovan Battista Ruoppolo e di Giovan Battista Recco, prediligendo la descrizione oggettiva delle cose all’esuberanza compositiva tipica del gusto rococò. Questa scelta, colta anni fa da Ferdinando Bologna come un recupero settecentesco del naturalismo secentesco, pone Realfonzo in una posizione per certi versi anomala e per questo tanto più interessante rispetto agli sviluppi della natura morta napoletana del suo secolo: mentre pittori come Gaspar Lopez assecondano un gusto decorativo più leggiadro, Realfonzo, al pari di Gaspare Traversi in ambito figurativo, sceglie una via antibarocca. La coppia qui esaminata lo conferma pienamente: i frutti sono disposti con umiltà sul terreno, in notturno, descritti con un’intensità che richiama le prime, austere nature morte di Luca Forte e di Giovan Battista Recco di quasi un secolo prima. Questa vena arcaizzante e la capacità di padroneggiare ogni sottogenere della natura morta, dai fiori alla cacciagione, trovano peraltro riscontro in una serie di tondi con frutta e cacciagione oggi conservati nei depositi del Museo di Capodimonte a Napoli.

Le notizie biografiche sul pittore restano incerte. Secondo Ulisse Prota-Giurleo, Realfonzo nacque a Napoli intorno al 1677; il 26 dicembre 1717 sposò in terze nozze Vittoria Giobbe, da cui ebbe i figli Anna, Maria e Giacomo, quest’ultimo battezzato nel 1723 alla presenza del giurista Domenico Caravita. Fu allievo di Andrea Belvedere, ma se ne discostò presto: Raffaello Causa ne ha sottolineato la consapevole sensibilità arcaizzante e neocaravaggesca, mentre Nicola Spinosa ha collocato questo suo processo di recupero della materia e del vero naturale già nel quarto decennio del secolo, anticipando per altra via il ritorno neobarocco del vecchio Solimena e la ripresa caravaggesca che Traversi avrebbe condotto nella pittura di figura a partire dalla metà degli anni Quaranta. La sua influenza si sarebbe estesa fino al giovane Luis Meléndez, che proprio a Napoli trascorse gli anni della formazione.

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