XVIII – XIX secolo
127 x 74
XVIII – XIX secolo, da Poalo Veronese
Pala di San Zaccaria
olio su tela, 127 x 74 cm
La maggior parte della enorme produzione del Caliari consiste in opere di soggetto religioso commissionategli per chiese di Venezia e di altre località d’Italia. La presente riprende le forme della pala d’altare raffigurante la Madonna con Bambino e San Giovannino tra i santi Giustina, Francesco, Girolamo e Giuseppe realizzata per la cappella della famiglia Bonaldo nella sacrestia della chiesa di San Zaccaria (ma oggi conservato presso le Gallerie dell’Accademia). Il committente è Francesco Bonaldo, ricco mercantate di seta, che nel 1562 decise di donare 200 scudi per la ridecorazione della cappella di famiglia in San Zaccaria. Il Veronese realizza la pala attorno al 1562- 1564, estremi cronologici che vanno dalla data della donazione a uno schizzo autografo datato 1564. La composizione riprende il fortunato tema della Sacre conversazioni di tradizione manierista in cui la Madonna con Bambino, posti sempre in evidente superiorità, dialogano con i santi in adorazione; qui raffigurati sono Santa Giustina recante la palma del martirio, San Giuseppe con l’aspetto di vecchio canuto, San Girolamo con i classici attributi dell’abito cardinalizio, San Giovannino con tipiche vesti che ne presagiscono il futuro da esegeta e San Francesco con il saio francescano. L’aggiunta di questi due santi è da collegare alla volontà del committente di celebrare i due fratelli, Francesco e Giovanni, sepolti nella nuova cappella. Per la costruzione spaziale il Veronese, come già Tiziano nella Pala Pesaro e Giovanni Bellini nella Pala di San Zaccaria, imposta la scena in una calcolata asimmetria dove i personaggi sono inquadrati da un’architettura rinascimentale delimitata da una colonna scanalata. Il taglio obliquo del basamento e delle colonne, l’abside a tutto sesto a mosaico contribuiscono a dilatare lo spazio non più razionalmente definito. Gli effetti luministici sono in stretto rapporto con il luogo originale di conservazione dove la luce naturale proveniva in origine dall’alto della cappella e da due piccola aperture ovali laterali: la porzione di cielo (oggi parzialmente scomparsa a causa di una decurtazione della tela) era esaltata dalla luce che scendendo dall’alto immergeva il gruppo in un’atmosfera dorata; mentre la luce laterale accentuava il nitore della colonna e i cangiantisi delle preziose vesti dei santi. Il luminoso cromatismo, diffuso e solare rinsaldato dalla struttura monumentale sono le caratteristiche tipiche della produzione del Caliari tra il 1560 e il 1570. La composizione ottenne subito un grande successo, se ne conoscono infatti varie riproduzioni: una, richiesta “dal residente d’Inghilterra in Venezia”, un’altra del XVI secolo di pittore anonimo, una terza versione Seicentesca conservata nei Musei Capitolini realizzata da Giuseppe Bonati, un’altra ancora è la reinterpretazione Settecentesca di Giovanni Antonio Guardi, infine vi è la versione passata per una vendita Christie’ a Londra. Paolo Caliari, il Veronese (1528-1588), si formò a Verona distaccandosi presto dai maestri locali per abbracciare un linguaggio manierista vicino al Parmigianino. Trasferitosi a Venezia nel 1551, mantenne uno stile “forestiero” rispetto alla tradizione di Tiziano: mentre i contemporanei puntavano sulla fusione tonale, Veronese scelse la centralità del disegno e una stesura cromatica nitida, con zone di colore nette e contorni precisi. Prediligendo gamme fredde e preziose accordate per contrasto, firmò cicli monumentali in Palazzo Ducale, nella Libreria Marciana e i celebri affreschi di Villa Maser per i fratelli Barbaro. La sua arte, che influenzò profondamente il barocco lagunare, fu portata avanti dopo la sua morte dalla bottega gestita dai figli Carlo e Gabriele insieme al fratello Benedetto.
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