XVIII secolo
88 x 79
Guglielmo Dusch (Colonia 1661 – Mantova 1713)
Cristo crocifisso, angeli e Padre Eterno su fondo dipinto
Legno di ciliegio e olio su tavola, cm 88 x 79
Con cornice cm 104 x 85
Siglato e datato in basso al centro G.D.F. 1708
Saggio del Prof. Giuseppe Sava presentato alla rivista «Civiltà mantovana», di prossima pubblicazione
Wilhelm Tousch, noto in Italia come Guglielmo Dusch, nacque a Colonia nel 1661 e a Mantova trascorse l’intera carriera documentata, dal 1691 fino alla morte, avvenuta il 5 novembre 1713. Nella città virgiliana sposò Angela Quinziani e formò il figlio Giovanni Battista, suo allievo ed erede della bottega. La sua abilità di intagliatore gli valse l’elogio di Giovanni Cadoli, che lo ricordò nella Guida del 1763, segno di una fama durata ben oltre la sua scomparsa. Lavorò per Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers, ultimo duca di Mantova, al punto che negli atti ufficiali compare come pittore di corte; a lui si lega anche l’intaglio dell’ultimo bucintoro. Dopo la morte del duca la città entrò nell’orbita asburgica e le commissioni si estesero ad altre aree dell’impero, come mostra la Crocifissione eseguita a Mantova nel 1710 per la chiesa plebana dell’Assunta di Ala, in Trentino. Tra le poche opere sopravvissute si contano gli Angeli adoranti sull’altare maggiore di Santa Teresa a Mantova, degli ultimi anni del Seicento, e le statue di San Giuseppe e Santa Teresa d’Avila, riconoscibili per i tratti somatici nobili, le chiome corpose e ondulate ma finemente incise, il taglio degli occhi e la fattura certosina delle mani dalle dita ben definite. Il gruppo qui presentato, in legno di ciliegio intagliato, si staglia su un fondale dipinto in cui il monte Calvario digrada verso la città di Gerusalemme, immersa in una luce rosata di tramonto. In alto Dio Padre, a mezzobusto tra le nubi, appare con la colomba dello Spirito Santo circondata da raggi dorati; a sinistra un angelo inginocchiato su candide nuvole adora il Redentore con le braccia incrociate sul petto, mentre a destra un angioletto si libra nell’aria. Tra queste presenze, ai piedi della croce, la minuzia della miniaturizzazione eguaglia la fattura prodigiosa della base, vero saggio di acuto naturalismo: tra rocce e ossa spezzate, che rammentano il monte del cranio e le spoglie mortali di Adamo, una lucertola alza il capo verso Cristo, poggiando le zampe sulla canna con cui fu innalzata la spugna imbevuta d’aceto.
Il Cristo è vivo, colto nell’istante estremo in cui affida lo spirito al Padre: gli occhi si volgono verso l’alto, la bocca carnosa si schiude a mostrare i denti, la robusta corona di spine disegna un morbido intreccio e le chiome incise lasciano scoperto l’orecchio sinistro, mentre due corpose ciocche si sparpagliano sulla spalla opposta. Le mani mostrano anulare e mignolo chiusi, e il sovrapporsi delle gambe innesca un profilo ondulato, per contrapposti, che dal bacino risale al busto fino alla rotazione del capo. Questo tipo, costante nella produzione di Guglielmo, discende dal modello diffuso nel Seicento dai dipinti di Guido Reni e del Guercino e soprattutto dal Crocifisso d’argento che Alessandro Algardi eseguì per Innocenzo X, opera non rintracciata ma nota attraverso numerose versioni plastiche e stampe che ne sancirono il successo. Dusch ne offre tuttavia una lettura intelligente, sostituendo alla visione frontale di Algardi un movimento più sinuoso. Con il Crocifisso di Ala le affinità sono innumerevoli e stringenti, a partire dalla corporatura longilinea ma tonica, descritta con un’attenzione naturalistica mai fuori controllo né scomposta, ben lontana dagli impeti espressionistici che spesso segnano il registro degli artisti tedeschi. Gli stessi caratteri, dai volti nobili alle chiome ondulate, dagli occhi alle mani, uniscono il gruppo agli Angeli di Santa Teresa e alle statue del San Giuseppe e della Santa Teresa, confermando la mano dell’intagliatore di Colonia. Non si tratta dunque di un semplice Crocifisso da tavolo, ma di un altarolo in cui la funzione devozionale si coniuga con il piacere collezionistico, destinato a un ambiente privato di rango elevato, come una cappella o la camera di un prelato o di una famiglia aristocratica. Il coinvolgimento di Dusch nella crepuscolare corte gonzaghesca lascerebbe ipotizzare una committenza vicina a Ferdinando Carlo, scomparso nello stesso anno, ma nessun elemento a oggi sostiene questa supposizione.
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