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Epoca

XVI secolo

Misure

14 x 12

Descrizione

XVI secolo, Bottega degli Embriachi, Venezia o Firenze

Cassettina

Osso e legno, cm 14 x 12

Ceralacca sul fondo

Questo cofanetto è un classico esempio del lavoro della nota bottega di Baldassare degli Embriachi. L’oggetto rappresenta l’incontro tra l’abilità negli affari tipica di Firenze e il gusto raffinato di Venezia, in un periodo di passaggio tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento. L’opera si distingue per una precisa decorazione realizzata con la tecnica dell’intarsio “alla certosina”, che è il vero marchio di fabbrica di questa bottega: si tratta di un linguaggio fatto di schemi geometrici ripetuti. Il decoro, creato incastrando con estrema precisione piccoli pezzi di osso, corno e legni colorati, riflette la volontà degli Embriachi di offrire un lusso sobrio e decoroso. La ripetizione di disegni a stella e a losanga dona all’oggetto una bellezza solida e senza tempo, perfetta per il mercato dell’epoca.

La bottega degli Embriachi, probabilmente di origine genovese ma affermatasi come primaria realtà imprenditoriale tra Firenze e Venezia tra la fine del XIV e  il XVI secolo, rappresenta un vertice dell’artigianato tardogotico. Fondata dal mercante e diplomatico Baldassarre Ubriachi (o Embriachi), figura poliedrica attiva anche come banchiere e agente politico per i Visconti, l’officina si specializzò nella lavorazione sistematica dell’osso bovino o equino. Questa scelta tecnica, che sostituiva il più raro avorio con lamelle istoriate accostate verticalmente, permise la produzione su vasta scala di oggetti sacri e profani, incorniciati da complessi intarsi lignei e ossei definiti “alla certosina” per la loro precisione geometrica.

Il corpus delle opere si articola in due ambiti principali: la grande committenza religiosa e la produzione di oggetti d’uso domestico per l’aristocrazia. Il capolavoro assoluto è il monumentale dossale della Certosa di Pavia (1400-1409), commissionato da Gian Galeazzo Visconti a Baldassarre. Questo polittico presenta un vasto ciclo narrativo dedicato alla vita di Cristo, della Vergine e dei Re Magi, attingendo ampiamente ai racconti degli Apocrifi. Ad esso si affiancano altre opere monumentali come il dossale dell’abbazia di Poissy (oggi al Louvre) e i cofani smembrati di Casa Cagnola a Milano. Sebbene queste grandi ancone mostrino talvolta una certa monotonia dovuta alla ripetitività delle lamelle e alla frammentazione narrativa, la bottega raggiunge la massima felicità espressiva negli oggetti di minori dimensioni, dove la sobrietà architettonica delle forme si sposa perfettamente con l’ornato. Oltre ai grandi dossali, la produzione degli Embriachi è universalmente nota per i cofanetti nuziali e le cornici per specchi (come quelle conservate al Bargello di Firenze o al Museo Civico di Bologna). I cofanetti, generalmente quadrangolari con coperchio a tetto o poligonali a piramide, ospitavano iconografie care alla cultura cortese dell’epoca: dalle vicende di Mattabruna e dell’Aquila d’oro ai miti classici di Giasone, Piramo e Tisbe, Paride e Teseo, tutti reinterpretati secondo il gusto gentile e cavalleresco del tempo. Lo stile, più contenuto e plastico rispetto al fluido linearismo gotico francese, riflette le radici toscane della famiglia, che i documenti ricordano a Firenze prima del trasferimento in Laguna.

Dopo Baldassarre, l’attività fu portata avanti dai membri della famiglia, tra cui Andrea, Antonio e Giovanni, con i figli di quest’ultimo, Geronimo e Lorenzo, che mantennero l’officina attiva fino alla metà del Quattrocento e primi del cinquecento. La critica tende a distinguere la produzione in due fasi: una più antica, legata direttamente a Baldassarre, e una più tarda, caratterizzata da un progressivo irrigidimento formale pur nella persistenza dei modi gotici. Oggi le opere degli Embriachi sono diffuse nelle più prestigiose collezioni mondiali, dal British Museum e il Victoria and Albert Museum di Londra al Metropolitan di New York e il Grünes Gewölbe di Dresda, mentre in Italia nuclei significativi sono conservati a Venezia (Museo Correr), Bologna, Ravenna, Catania e Torino, testimoniando l’incredibile successo commerciale e artistico di quella che fu la prima vera “industria” dell’oggetto d’arte di lusso in Italia.

 

 

 

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