XVII secolo
29 x 36
Seguace di Charles le Brun (Parigi, 1619 – 1690)
Ingresso di Alessandro Magno a Babilonia
Olio su tela, cm 29 x 36 – con cornice, cm 43 x 51
L’Ingresso trionfale di Alessandro Magno a Babilonia, soggetto di grande fortuna nell’arte europea del Seicento e del Settecento, è qui restituito in un formato ridotto da un pittore seguace di Charles Le Brun che si ispira direttamente alla celebre composizione autografa del maestro conservata al Louvre. L’opera, olio su tela, condensa con notevole abilità narrativa l’intera macchina scenica ideata dal pittore francese, riproponendone i nuclei compositivi fondamentali in una versione più raccolta ma con al stessa tensione drammatica. La scena si apre su un paesaggio architettonico di fantasia che evoca la grandiosità orientale di Babilonia attraverso un fondale di colonnati, arcate e terrazze degradanti. Sullo sfondo si intravvedono strutture templari e quinte murarie che alludono ai leggendari Giardini Pensili, una delle sette meraviglie del mondo antico descritti da Quinto Curzio Rufo come sostenuti da colonne di pietra e irrigati da acquedotti segreti. Al centro della composizione domina il carro trionfale di Alessandro trainato da elefanti: il condottiero macedone, seduto in posizione regale e abbigliato con armatura e un elmo piumato, tiene in mano lo scettro del comando. Attorno al carro si muove una folla variegata di soldati, dignitari, portatori e figure popolari che animano la scena con gesti concitati e posture dinamiche. In primo piano a sinistra, un gruppo di figure femminili e bambini è reso con particolare attenzione al patetico: una donna seduta con un infante in braccio e un’altra china al suolo evocano le popolazioni vinte o i sudditi prostrati davanti al vincitore. All’estrema sinistra, addossata alla struttura architettonica, si staglia la statua colossale di Semiramide, la leggendaria regina fondatrice di Babilonia, riconoscibile dallo scettro tenuto in una mano e dalla melagrana nell’altra, simbolo dell’unità dello Stato: Le Brun si era ispirato per questa figura alla Pudicizia di tipo Mattei conservata in Vaticano, e il pittore seguace ne recepisce il carattere austero e monumentale, pur semplificandone la resa.
Per comprendere appieno il significato e la fortuna di un’opera come questa occorre ricordare chi fosse Charles Le Brun e quale ruolo straordinario egli abbia svolto nella storia dell’arte europea. Nato a Parigi nel 1619 da una famiglia di scultori, Le Brun rivelò precocemente un talento eccezionale che attirò l’attenzione del cancelliere Séguier, il quale finanziò la sua formazione a Roma dal 1642 al 1645. Nella città eterna il giovane pittore studiò con Nicolas Poussin, assorbendone il rigore compositivo e la cultura antiquaria, e si confrontò direttamente con i grandi maestri del passato e con la pittura barocca contemporanea. Al ritorno in Francia la sua carriera conobbe una ascesa fulminante: nel 1648 fu tra i fondatori dell’Académie Royale de Peinture et de Sculpture, istituzione destinata a codificare i principi del Grand Goût francese e a formare generazioni di artisti secondo un canone fondato sulla ragione, sull’imitazione degli antichi e sullo studio di Raffaello e Poussin. Il vero salto di qualità avvenne con il patrocinio di Luigi XIV e del suo ministro Colbert, che nel 1661 nominarono Le Brun direttore della Manifattura dei Gobelins, il grande laboratorio reale che produceva arazzi, mobili, oreficerie e ogni genere di oggetto decorativo per le residenze della corona. In questa veste Le Brun divenne il direttore artistico assoluto dell’immagine del Re Sole, progettando i cicli decorativi di Versailles, concependo i cartoni per gli arazzi della storia di Alessandro e del re, sovrintendendo alla Grande Galerie e alla Galerie des Glaces. Nel 1664 ottenne il titolo di Premier peintre du Roi, il più alto riconoscimento che la monarchia potesse tributare a un artista, e mantenne questo primato incontrastato fino alla morte di Colbert nel 1683, quando gli intrighi di corte favorirono l’ascesa del rivale Pierre Mignard. Il ciclo pittorico dedicato ad Alessandro Magno, di cui l’Ingresso a Babilonia è parte fondamentale insieme alla Battaglia del Granico, al Passaggio del Granico, alla Battaglia di Arbela e alla Le regine di Persia ai piedi di Alessandro, rappresenta il vertice della sua produzione e insieme un programma politico sofisticato, in cui le gesta del condottiero macedone alludono trasparentemente alle ambizioni di grandezza di Luigi XIV. La diffusione delle composizioni lebruniane avvenne attraverso canali molteplici. Girard Audran incise nel 1676 l’Ingresso a Babilonia in quattro lastre di grande formato, e analoghe incisioni furono realizzate per le altre tele del ciclo, consentendo a pittori, decoratori e artigiani di tutto il continente di studiare e replicare quelle invenzioni. In Francia numerosi seguaci e allievi di Le Brun produssero versioni ridotte, copie e varianti delle sue opere più celebri
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