XVII secolo
13 x 19,5
Seguace di Joos de Momper il Giovane(Anversa, 1564 – Anversa, 1635)
Battaglia del fiume Idaspe
Olio su rame, cm 13 x 19,5 – con cornice, cm 31 x 36
Questa raffinata composizione a olio su rame, riconducibile ad un seguace di Joos de Momper il Giovane, incarna perfettamente la transizione cruciale tra il Manierismo fiammingo e il naturalismo barocco. L’opera si distingue per la tipica strutturazione prospettica che ha reso celebre la bottega di de Momper: una scansione cromatica tripartita in cui il primo piano è dominato da toni bruni e terrosi, il piano intermedio si accende di verdi rigogliosi e lo sfondo sfuma in azzurri cristallini e atmosferici, secondo i dettami della prospettiva aerea.
Joos de Momper (Anversa, 1564–1635) rappresenta una figura cardine nella storia dell’arte europea. Formatosi in una dinastia di pittori e influenzato dai paesaggi cosmici di Pieter Bruegel il Vecchio, egli seppe traghettare la pittura di paesaggio da una funzione puramente decorativa o religiosa a un genere autonomo e vibrante. La sua biografia ci parla di un artista profondamente radicato ad Anversa, dove divenne decano della Gilda di San Luca, ma la sua visione era tutt’altro che provinciale. De Momper è celebre per i suoi “paesaggi d’invenzione”, scenari montuosi e vallate fluviali inframezzati da scene storiche o semplicemente
Il dipinto rappresenta uno dei momenti più celebri e tatticamente complessi della carriera di Alessandro Magno: la battaglia del fiume Idaspe (nell’attuale Pakistan), combattuta nel 326 a.C. contro il re indiano Poro. Dopo aver attraversato l’Indo, Alessandro si trovò di fronte l’esercito di Poro, schierato sulla sponda opposta dell’Idaspe. Il fiume era ingrossato dalle piogge monsoniche, rendendo il guado estremamente pericoloso. Per superare l’impasse, Alessandro utilizzò la sua superiore astuzia strategica. Mise in atto una serie di manovre diversive per confondere il nemico, facendo credere a Poro che non avrebbe tentato il guado fino alla fine delle piogge. In una notte di tempesta, Alessandro guidò segretamente una parte scelta delle sue truppe diversi chilometri a monte, riuscendo finalmente ad attraversare il fiume e a sorprendere il fianco dell’esercito indiano. La battaglia si concluse con la vittoria di Alessandro, ma l’episodio è rimasto famoso soprattutto per il suo epilogo. Impressionato dal valore e dalla dignità di Poro (che aveva combattuto fino all’ultimo nonostante le ferite), Alessandro gli chiese come volesse essere trattato. Poro rispose: “Da re”. Alessandro, ammirando tale fierezza, non solo gli restituì il regno, ma ne ampliò i confini, rendendolo suo alleato.
Il dipinto riflette una visione classicista tipica della pittura europea, dove le armature e le architetture sono idealizzate secondo il gusto dell’epoca, più che per fedeltà storica ai costumi indiani o macedoni del IV secolo a.C. non cercano la fedeltà topografica, ma puntano a suscitare un senso di meraviglia e di vastità sublime.
L’importanza di de Momper risiede nella sua pennellata libera anticipa sensibilità moderne. Egli abbandonò il dettaglio meticoloso dei primitivi fiamminghi in favore di una resa più dinamica della luce e delle formazioni rocciose. Nel dipinto in esame, notiamo come le architetture classicheggianti sulla sinistra e le figure in abiti militari o eroici servano a dare scala e narrazione alla scena, una pratica comune in cui de Momper collaborava spesso con specialisti delle figure, come Jan Brueghel il Vecchio o Sebastian Vrancx. Questa sinergia tra natura selvaggia e presenza umana ha definito lo standard del paesaggio fiammingo del XVII secolo.
L’influenza di de Momper fu vasta e duratura, propagandosi attraverso una folta schiera di discepoli e seguaci che continuarono a esplorare il tema del paesaggio fantastico. Tra i nomi più rilevanti della sua orbita figurano Louis de Caullery, noto per le sue scene conviviali e architettoniche, e Frans de Momper, che ereditò lo stile del maestro pur evolvendolo verso tonalità più monocrome. L’opera su rame qui presentata, grazie alla lucentezza intrinseca del supporto metallico, esalta proprio quella luminosità vibrante che questi seguaci cercarono di emulare, confermando come la lezione di de Momper sulla profondità e sull’atmosfera sia rimasta un punto di riferimento imprescindibile per generazioni di paesaggisti.
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